News scritte da Malecha Paweł

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Malecha Paweł

Alcune riflessioni sui poteri decisori del Superiore gerarchico (can. 1739)
29.12.2020

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L’oggetto di questo articolo è il potere decisorio del Superiore gerarchico, il quale – in virtù del prescritto del can. 1739 – può, secondo i casi, non solo confermare o dichiarare invalido l’atto giuridico impugnato, ma anche rescinderlo, revocarlo, o, qualora ciò gli sembri più opportuno, correggerlo, surrogarlo, obrogarlo. Tuttavia, tale elenco dei poteri decisori dell’autorità superiore non è tassativo, ma solo dimostrativo. Infatti, il Superiore gerarchico gode anche di altri poteri che, ad esempio, gli permettono di rigettare il ricorso, derogare o mutare il decreto impugnato nonché stabilire la riparazione dei danni conseguenti all’atto impugnato. Il Superiore gerarchico però non può sanare la violazione della legge sia in procedendo, sia in decernendo commessa da parte dell’autorità inferiore.

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I santuari nella vigente legislazione canonica
27.04.2020

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Il presente contributo non intende trattare l’aspetto storico, artistico, teologico o pastorale dei santuari, ma vuole limitarsi soltanto a quello giuridico. I santuari, atteso il loro rivalutato e apprezzato ruolo nella nuova evangelizzazione, hanno acquisito al giorno d’oggi una rilevante importanza, soprattutto nell’attività pastorale, e, perciò, la loro funzione non può essere trascurata, ma al contrario deve essere approfondita anche nel campo canonico. Lo scopo di questo articolo è quindi presentare in modo analitico-sintetico la vigente normativa canonica in merito alla questione in oggetto, sperando nello stesso tempo che questo studio possa essere utile, sia per i cultori di diritto canonico, sia per i pastori della Chiesa, visto che l’argomento in tema non gode di grande interesse fra i canonisti.

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Gli altari nella vigente legislazione canonica
21.10.2019

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Lo scopo di questo contributo è presentare in modo analitico-sintetico la vigente normativa canonica e alcune problematiche recenti in merito alla questione in oggetto, ciò – viste pochissime pubblicazioni al riguardo – sembra essere molto utile non soltanto per i cultori di diritto canonico o per i liturgisti, ma anche per i chierici e i fedeli laici. Pertanto, dopo aver presentato l’etimologia della parola latina altare, i brevi cenni storici sull’altare e la relazione che intercorre fra il diritto canonico e quello liturgico, sarà illustrata la normativa canonica, non escluso a volte il riferimento alla codificazione del 1917, in modo che si possano affrontare le sfide cui la Chiesa si trova di fronte. Con questo intento si cercherà di mettere in evidenza soprattutto gli aspetti pratici, tralasciando il più profondo esame speculativo.
La questione della disciplina giuridica dell’altare è, infatti, di notevole rilievo e attualità, perché molti edifici sacri vengono oggi chiusi di fatto, demoliti, venduti, trasformati almeno parzialmente in una sala parrocchiale o in un cimitero, destinati a uso sordido e così via. Gli altari, però, non perdono la dedicazione o la benedizione per il fatto che la chiesa o altro luogo sacro siano ridotti a usi profani (cf. can. 1238, § 2); pertanto, essi possono essere e di fatto spesso sono facilmente profanati. Quest’ultimo evento, tuttavia, avviene anche per altri motivi. La Chiesa odierna, quindi, deve impegnarsi, con la dovuta attenzione, a promuovere la dignità degli altari e a tutelare la loro sacralità, perché l’altare non rappresenta un semplice arredo o un coronamento dell’edificio sacro, ma il fattore conformante e qualificante l’identità della costruzione. Infatti, l’altare «è la croce del Signore dalla quale scaturiscono i sacramenti del mistero pasquale. Sull’altare, che è il centro della chiesa, viene reso presente il sacrificio della croce sotto i segni sacramentali. Esso è anche la mensa del Signore, alla quale è invitato il popolo di Dio. In alcune liturgie orientali, l’altare è anche il simbolo della tomba (Cristo è veramente morto e veramente risorto)».

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La riduzione di una chiesa a uso profano non sordido alla luce della normativa canonica vigente e delle sfide della Chiesa di oggi
28.10.2018

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Secondo la norma di c. 1222 (§1) se una chiesa non può essere usata in alcun modo per il culto divino e non c'è possibilità di ripararla, il vescovo diocesano può relegarla a usi profani ma non sordidi.
Inoltre, (§2), dove altre cause gravi suggeriscono che una chiesa non è più utilizzata per il culto divino, il vescovo diocesano, dopo aver ascoltato il consiglio presbiterale, può relegarlo a usi profani ma non sordidi, con il consenso di coloro che legittimamente rivendicare diritti per se stessi nella chiesa e a condizione che il bene delle anime non subisca alcun danno in tal modo. L'autore analizza il concetto di Chiesa nel diritto canonico e descrive quali sono le "cause gravi" per il Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica.

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