News scritte da di Cintio Lucia

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di Cintio Lucia

Il dogma ‘flessibile’ della proprietà e il soldato peregrino in una provincia orientale dell’Impero Romano P. Yadin 11
23.02.2023

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P. Yadin 11 costituisce un tassello che contribuisce a delineare in modo meno vago il quadro giuridico nei territori delle province orientali, ove, secondo l’ipotesi qui prospettata, il diritto romano avrebbe influenzato i diritti ellenistici, durante il Principato. Segnatamente, le varie forme di appartenenza, all’interno dell’Archivio di Babatha, sembrano specificarsi e delinearsi secondo i parametri dell’ordinamento romano, acquisendo maggiore specificità rispetto ai diritti locali preesistenti. Si nota, altresì, come sia ravvisabile una differenza nella concezione delle forme di appartenenza, negli atti tra provinciali e quelli che in qualche modo riguardano i romani. Allo stesso tempo, emerge l’applicazione delle categorie giuridiche romane, per le stesse forme di appartenenza, in modo meno rigido di quanto appaia o si ritenga. Così, il diritto romano, al tempo degli Antonini, si pone come un fattore di unificazione o di coordinamento dei vari diritti locali, attraverso l’adattamento dei propri dogmi che diventano, o iniziano a divenire, meno rigidi. Sarebbe stato solo in epoca posteriore che tali varie forme di relazioni sarebbero confluite nella generica possessio, κέκτημαι.

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Babatha, un’esperienza alla periferia dell’impero primi appunti su Yadin 28-30
29.06.2019

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Il presente lavoro costituisce parte di uno studio più ampio, di cui si vogliono anticipare alcune riflessioni, riguardanti il cosiddetto Archivio di Babatha. Il ritrovamento stesso, nonché le vicende che ne sono alla base, sono note oramai agli studiosi[1] e sono esposte nelle seguenti pagine.

Non di meno, a fini di chiarimento, si vuol brevemente ricordare che lungo la sponda occidentale del Mar Morto, in una grotta, detta Grotta delle Lettere, negli anni sessanta del secolo scorso, tra gli altri, furono rinvenuti dei papiri costituenti un archivio privato[2], appartenuto a una giovane donna, Babatha, probabilmente rifugiatasi nella grotta a seguito di una rivolta antiromana, e lì avrebbe trovato la morte.

Tali documenti costituiscono una fonte di cognizione eccezionale, in quanto riportano atti di natura giuridica che segnano, consentendone anche la ricostruzione, la vita della giovane donna. Tra essi è presente anche la riproduzione di una formula processuale romana, segnatamente Yadin[3] 28-30, datata circa 132 d. C., oggetto della presente disamina.

Per cogliere il tenore letterale del testo, sembra opportuno inserire il papiro nel contesto delle vicende che ne segnano il contenuto e che riguardano la proprietaria dell’archivio. Babatha sarebbe rimasta due volte vedova. Una prima si sarebbe trovata ad essere sola con un figlio minore, per cui furono istituiti due tutori. Una seconda volta, vedova con una figliastra di primo letto del defunto marito.
Ciascuna delle vicende è costellata di cause, delle quali la donna è, in modo alternato, ora parte attiva, ora parte passiva. Dal primo marito aveva ricevuto dei terreni fruttiferi in base a un testamento, impugnato dagli altri eredi. In relazione al secondo matrimonio, la vedova risulta coinvolta in altrettanti processi. Uno riguardava un prestito che la donna aveva erogato al marito per costituire la dote della figliastra: si tratterebbe di un probabile mutuo con una garanzia sui beni del coniuge. Morto costui prima che tale debito fosse estinto, Babatha si impossessa dei beni immobili dati in garanzia, ossia coltivazioni di datteri da cui traeva rendite. Anche in questo caso è tratta a giudizio dai parenti del secondo marito, oltre che da un’altra sua presunta moglie, per i terreni.
Tale documentazione, frammentaria e complessa, fa da sfondo a Yadin 28-30, ove si legge di una richiesta riguardante l’attribuzione di una somma di denaro, in favore di un soggetto, avverso i suoi tutori.

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