Poverty and inequalities in the United States: the responsibilities of the legal system and the opportunities of the pandemic

Povertà e diseguaglianze negli Stati Uniti: le responsabilità del sistema giuridico e le opportunità della pandemia

27.08.2021

Elisabetta Grande

Professore ordinario di diritto comparato, Università del Piemonte Orientale

 

Povertà e diseguaglianze negli Stati Uniti: le responsabilità del sistema giuridico e le opportunità della pandemia*

 

English title: Poverty and inequalities in the United States: the responsibilities of the legal system and the opportunities of the pandemic

DOI: 10.26350/18277942_000042

 

Sommario: 1. Povertà estrema e furto del ricco ai danni del povero: le responsabilità del sistema giuridico. 2. Un diritto che non protegge i lavoratori. 3. Un diritto che attacca i lavoratori. 4. Un diritto che ha cancellato il welfare. 5. E se la pandemia si rivelasse un’opportunità per i più deboli?

 

 

  1. Povertà estrema e furto del ricco ai danni del povero: le responsabilità del sistema giuridico

 

Già prima dello scoppio della pandemia chiunque camminasse per le vie di San Francisco, la capitale dell’enorme ricchezza proveniente dalla Silicon Valley e dall’innovazione tecnologica di Cupertino, non poteva che rimanere esterrefatto di fronte al paradosso che gli si parava davanti. Lo spettacolo di destituzione umana, fatta di corpi che si ammassavano disperatamente lungo i marciapiedi, nelle tende piantate sotto i viadotti o nei giardini della città, era già allora sconcertante. La città si presentava invasa da relitti umani, cui di umano era rimasto ben poco, abbandonati com’erano alle temperie, al degrado, alla follia o alla droga che giovani e anziani si iniettavano senza pudore en plain air. Oggi, dopo un anno e mezzo di virus, la povertà di strada -per quanto impossibile possa suonare- si è addirittura aggravata, confermando il noto brocardo che vuole che al peggio non ci sia veramente mai limite.  A fronte di quel che appare come un vero e proprio girone infernale dantesco, la domanda che ci si pone è come sia possibile tanta miseria nel luogo più ricco del paese più ricco del mondo.

La risposta è purtroppo che il paradosso che vive la città di San Francisco è quello dell’intero paese, per non dire dell’intero mondo capitalistico. Lo spettacolo che offre la città di San Francisco è, infatti, lo specchio più evidente degli effetti di un sistema economico, politico e giuridico in auge da più di quarant’anni negli Stati Uniti e in via di espansione nell’intero globo.

Si tratta di un sistema che non solo spinge un paese sempre più ricco come gli States verso l’aumento della diseguaglianza fra le persone, cosicché tutta la crescita economica finisce nelle tasche di pochissimi ricchi; ma che addirittura consente a quei ricchissimi di rubare a poveri e a poverissimi, portando loro via quel nulla che hanno.  La torta insomma lievita, ma sono in pochi a mangiarne l’incremento[1], i quali non accontentandosi si sbafano pure progressivamente una parte della fetta dei più deboli.

È questo il quadro che viene fuori dalle statistiche ufficiali dello U.S. Census Bureau, che ci raccontano come dalla metà degli anni Settanta ad oggi, in un paese in cui la ricchezza è aumentata enormemente, la povertà, in particolare quella estrema, sia a sua volta cresciuta (nel 2014 era per esempio il doppio rispetto al 1973[2]). I dati sulla distribuzione della ricchezza nazionale resi noti dalla Federal Reserve statunitense sono al riguardo eloquenti: dal 1989 al 2018, l’1 per cento degli americani ha visto aumentare il proprio patrimonio di 21mila miliardi, mentre il 50 per cento economicamente più debole lo ha visto decrescere di 900 milioni[3]. D’altronde la percentuale di persone che non ha che debiti non ha fatto che aumentare, colpendo in particolare neri e ispanici[4]. Da tempo la rivista Forbes, che dal 1982 traccia e rende nota la ricchezza netta dei 400 paperonissimi statunitensi, ci fa sapere chi sono gli abbuffoni alle spalle di tutti gli altri: già nel 2017 tre soli uomini, Bill Gates, Jeff Bezos e Warren Buffett, possedevano più ricchezza della metà più povera degli americani (160 milioni di persone circa), mentre i 400 americani più ricchi avevano più ricchezza di quasi due terzi degli americani corrispondenti a 204 milioni di cittadini statunitensi[5]! Con il tempo i nomi dei più ricchi sono in parte cambiati, ma la concentrazione di capitale nelle mani di pochi non ha fatto che aumentare. Mentre in un anno di pandemia ben 80 milioni circa di persone hanno perso il lavoro -a volte recuperandolo a volte no- già a novembre del 2020 i 650 miliardari americani avevano sorpassato la soglia di 1000 miliardi di guadagno dall’inizio della crisi e 29 di loro avevano una ricchezza combinata che era “due volte l’ammontare della ricchezza posseduta dal 50 per cento delle famiglie più povere”[6]. Nei ricchi Stati Uniti, però, in quello stesso momento una famiglia su sei soffriva la fame -per un totale di 26 milioni di persone- e una persona su 4 -circa 81 milioni di anime, non aveva accesso a cibo sufficiente per condurre una vita sana[7].

Chi e cosa permette, e ha permesso nel tempo, il furto dei più ricchi a danno dei più poveri, provocando la miseria testimoniata da quella folla di senza tetto che abita San Francisco? In una battuta la risposta potrebbe essere sintetizzata usando le parole di Frank Stricker: «Gli Stati Uniti possono avere alcuni milioni di persone estremamente ricche, oppure possono avere meno poveri e homeless. Non possono avere entrambi»[8]. Volendo essere meno sintetici, come ho avuto occasione di raccontare più estesamente altrove[9], spetta al sistema giuridico una grossa fetta di responsabilità al riguardo.

 

  1. Un diritto che non protegge i lavoratori

 

L’assenza di una tutela giuridica nei confronti dei lavoratori americani meno qualificati ha certamente giocato un ruolo importante nel determinare una distribuzione del reddito e della ricchezza esageratamente sperequata a favore delle multinazionali e dei loro manager. Si pensi che questi ultimi dalla fine degli anni Settanta al 2018 hanno visto crescere i loro stipendi complessivi di quasi il 1000 per cento[10], mentre i lavoratori maschi più poveri, ossia quelli che stanno al 10mo, e quelli al 50mo percentile, hanno avuto nello stesso periodo una diminuzione dei loro salari rispettivamente del 7 e del 3 per cento. Nel medesimo lasso di tempo, inoltre, tutti i lavoratori senza diploma universitario hanno visto decrescere i loro redditi da lavoro fino all’11.1 per cento e ancora oggi il lavoratore mediano maschio, a parità di potere di acquisto, ha un salario più basso rispetto al 1973[11]. E’ d’altronde la stessa Rand Corporation, uno dei think tank più conservatori degli Stati Uniti, a dichiarare che qualora la distribuzione dei redditi da lavoro fosse rimasta uguale a quella del trentennio glorioso (1945-75) oggi non si produrrebbe lo spostamento (anche definito “furto”) di ben 2500 miliardi l’anno ai danni del 90 per cento dei lavoratori e a vantaggio in particolare dell’1 per cento[12].

Senza protezione da parte del diritto, i lavoratori americani –soprattutto i meno qualificati- si sono, infatti, ritrovati ad avere un salario minimo troppo minimo per sopravvivere: non indicizzato al costo della vita e da troppo tempo fermo, a livello federale, a 7 dollari e 25 centesimi l’ora (quando, se fosse cresciuto con la produttività del paese, sarebbe pari almeno a 20 dollari e se avesse tenuto il ritmo degli stipendi delle fasce dirigenziali sarebbe oggi di 23 dollari l’ora[13]) esso non garantisce più a nessuno un tenore di vita minimamente decoroso. La precarietà dei loro impieghi è fatta, inoltre, non soltanto di facili licenziamenti, ma soprattutto di imprevedibilità assoluta dell’orario di lavoro e quindi di paga: trasformati in merce usa e getta da un diritto che permette che possano essere chiamati quando utili al business e lasciati o mandati a casa senza paga quando non servono, essi vedono ricadere su di loro il rischio di impresa che spetterebbe invece al loro datore di lavoro. E se quando il lavoro non c’è i lavoratori possono essere tranquillamente dismessi, essi sono però sfruttati al massimo, attraverso l’uso di un algoritmo che li mette uno contro l’altro, quando il lavoro c’è. Le tante società di consegna a domicilio del cibo ci hanno raccontato la stessa storia anche qui in Italia[14], dove non sono ancora però sbarcate le nuove strategie in voga negli Stati Uniti di vera e propria riduzione in schiavitù  dei lavoratori da parte di imprese che, come Uber, dopo aver prestato a interessi crescenti ai propri guidatori d’auto il denaro necessario per comparsi la vettura, li obbligano a guidarla per una paga ridotta dall’algoritmo, che sapientemente li mette nei turni meno redditizi[15].

Spesso senza permessi, ferie e con minimi benefici assicurativi, la maggioranza dei lavoratori statunitensi ha sofferto la globalizzazione rampante e amorale che ha ridotto il potere contrattuale della classe lavoratrice dell’industria manifatturiera in sparizione (nel 1979 si contavano 19 milioni di lavori in fabbrica pagati decentemente, mentre oggi ce ne sono 12 milioni per una popolazione il 50 per cento più numerosa), sostituita da un terziario mal pagato e senza protezioni giuridiche di sorta. Solo per fare un esempio fra il 2005 e il 2015 la crescita occupazionale negli States, è stata dominata addirittura per il 94 per cento dai cosiddetti “lavoretti”, ossia da quegli “alternative work arrangements” della gig economy, caratterizzati da precarietà e mancanza di tutele minimali[16].

Non è quindi sorprendente che già nel 2016 Oxfam America riportasse che quasi la metà dei lavoratori statunitensi lavorava per una paga oraria al limite della sopravvivenza[17], o che studi recenti raccontino come prima del coronavirus negli Stati Uniti il 44 per cento degli occupati (corrispondenti alla bellezza di 53 milioni di persone) ricevesse una paga oraria da povero[18],  che quasi la metà delle famiglie americane facesse enorme fatica a far fronte alle spese correnti -come pagare l’affitto o procurarsi il cibo[19]- o ancora che il 78 per cento del lavoratori vivesse  almeno qualche volta paycheck to paycheck, ossia arrivasse a stento alla fine del mese col proprio stipendio[20].

 

  1. Un diritto che attacca i lavoratori

 

La stagnazione dei salari mediani negli ultimi quarant’anni, o –come si è visto- nei casi dei lavoratori meno qualificati e quindi più vulnerabili addirittura la loro riduzione, non è però solo il portato della mancanza di tutele giuridiche della parte debole del rapporto contrattuale, abbandonata alle asimmetriche forze del mercato. Essa è altresì il frutto di un diritto sempre proattivamente al servizio del più forte. Proprio, infatti, quando il mercato avrebbe finalmente potuto avvantaggiare i lavoratori per via di una situazione di bassissima disoccupazione -come quella che si era per esempio prodotta nel periodo pre-pandemia (arrivata al minimo storico di 3,6 per cento) - il sistema ha messo in campo strumenti giuridici “canaglia”, che hanno ostacolato l’operatività della legge economica della domanda e dell’offerta, che vorrebbe che in tali circostanze i salari aumentino.

Fra essi spicca la cosiddetta “non-compete clause” (ossia la clausola anti-competizione) all’interno dei contratti di lavoro, che impedisce oggi a un lavoratore americano su cinque di spostarsi da un posto di lavoro ad un altro a meno che non cambi completamente settore. Fino a poco tempo fa, per esempio, persino un lavoratore impiegato a girare gli hamburger presso Mc Donald non poteva accettare, per un certo periodo di tempo, un analogo lavoro offertogli a una paga migliore da una diversa catena di distribuzione del cibo, senza rischiare una causa che avrebbe certamente perso[21].

A partire dal 1991 i lavoratori più deboli, poi, si sono progressivamente visti negare la possibilità di far valere di fronte alle Corti di giustizia i loro (pur ridotti) diritti, giacché una Corte Suprema conservatrice e al servizio dei potenti ha fatto gradualmente spazio a un meccanismo di risoluzione delle controversie sul lavoro, l’arbitrato obbligatorio, largamente sbilanciato a favore del datore di lavoro, in particolare se incarnato da una potente multinazionale[22].  Ciò ha significato il sostanziale silenziamento dei lavoratori e delle loro richieste di protezione nei confronti dei comportamenti illeciti dei datori di lavoro, tanto in ambito salariale, assicurativo, pensionistico o di permessi -anche di maternità e di malattia- e ferie, quanto in casi di discriminazione, molestie sessuali o mancato rispetto delle norme a tutela dei disabili. Senza accesso a un foro neutrale in cui far valere i loro diritti, e vieppiù privati perfino della possibilità di agire in forma collettiva, i lavoratori statunitensi contrattualmente obbligati a rivolgersi individualmente a un arbitro privato scelto dalla controparte, hanno finito per reprimere le loro richieste di giustizia. A fronte di mancate corresponsioni del minimo salariale da parte dei datori di lavoro di una cifra stimata intorno ai 15 miliardi di dollari all’anno[23], recenti studi dimostrano così come negli Stati Uniti centinaia di migliaia di violazioni dei diritti dei lavoratori continuino annualmente a rimanere intrappolate “nel buco nero dell’arbitrato obbligatorio”, ossia restino del tutto insoddisfatte perché mai denunciate[24].

Anche la via della sindacalizzazione, che pure potrebbe aiutare i lavoratori a migliorare le proprie condizioni non solo economiche, ma anche di vita, è ostacolata da parte del sistema giuridico statunitense, che nuovamente si pone al servizio del più forte, ossia il datore di lavoro. E’ fra le altre, la recente bruciante sconfitta subita dai lavoratori della logistica di Amazon a Bessemer, Alabama, a raccontarci la storia di un ormai inesistente diritto dei lavoratori a sindacalizzarsi e a stipulare contratti collettivi, martoriato negli anni da interpretazioni delle Corti di giustizia sempre più restrittive e da un apparato sanzionatorio delle pratiche anti-sindacali illecite dei datori di lavoro del tutto inefficace[25].  La de-sindacalizzazione, che nel settore privato ha visto la percentuale dei lavoratori sindacalizzati ridursi dal 35.7 per cento nel 1952 ad appena il 6.2 per cento nel 2018, passando per un 24,5 per cento nel 1972, ne è stata l’ovvia conseguenza.

Non c’è allora davvero da stupirsi se, nonostante una disoccupazione calante fino ai minimi storici di cui sopra, i salari dei lavoratori americani meno qualificati non siano aumentati, con buona pace della legge della domanda e dell’offerta. Né c’è da stupirsi se gli Stati Uniti primeggino per numero di “morti per la disperazione” fra gli adulti bianchi poco qualificati, che dagli anni ’90 si sono in vari modi suicidati molto di più e a un tasso molto più alto dei loro coetanei europei[26]. E non c’è, infine, da meravigliarsi se il numero dei senzatetto -una buona percentuale dei quali peraltro lavora ancora- sia tale da aver fatto dichiarare già qualche anno fa lo stato di emergenza ad alcuni governatori.  Il video degli homeless di Las Vegas, che in tempi di coronavirus sono ammassati in un parcheggio di automobili alla distanza regolamentare segnata dalle linee bianche rettangolari che disegnano il perimetro delle vetture, ha fatto il giro delle case degli italiani dopo che Papa Francesco lo ha menzionato[27]. Si tratta, tuttavia, di ben poca cosa se paragonato alla quotidiana disperazione delle strade di Hollywood, dello Skid Row di Los Angeles o del centro città di San Francisco già prima dell’avvento del coronavirus[28].

 

  1. Un diritto che ha cancellato il welfare

 

Non è però stata soltanto la politica liberista del laissez faire (o addirittura quella dell’intervento di regole giuridiche che penalizzano il più debole quando il laissez faire lo avvantaggia)nel campo del diritto del lavoro a causare negli States al contempo la maggior ricchezza dei ricchi e l’aumento della povertà estrema.

A partire da Reagan, ma anche e soprattutto con Clinton, a produrre quel risultato è stata pure la forte riduzione dello stato sociale, in combinato con riforme fiscali a vantaggio dei più ricchi. Già impoveriti e abbandonati in condizioni di massima precarietà dall’assenza di un diritto del lavoro che li tutelasse, gli americani più deboli si sono così indeboliti ancor di più, diventando debolissimi. Tutti gli istituti creati per aiutare i più poveri, da F.D. Roosevelt prima e da Lyndon Johnson poi, a partire dagli anni Ottanta sono stati infatti ridimensionati, salvo essere in qualche minima misura ripristinati nel periodo della Great Recession. Ciò che ha caratterizzato l’era inauguratasi con Reagan e continuata con Clinton, è stato fra l’altro il passaggio dal welfare al cosiddetto workfare. Questo ha significato a un tempo accrescere, come direbbe Marx, l’esercito di riserva (e quindi contribuire al mantenimento di bassi salari), aumentare gli ostacoli burocratici a danno di coloro che hanno più difficoltà a superarli (I Daniel Blake di Ken Loach, per chi l’ha visto, è un buon esempio di quel che voglio dire) ed escludere i troppo deboli, che al mercato del lavoro non riescono ad accedere. Così mentre trovare un lavoro mal pagato e precario non ha prodotto l’uscita dalla povertà dei poveri, ma ha consentito soltanto il perpetuarsi dello sfruttamento di tutti, d’altra parte in molti sono stati coloro che si sono trovati senza rete sociale e come si dice “disconnessi”, ossia senza più arte né parte. Prime fra tutte quelle mamme con bimbi piccoli a cui Bill Clinton a suo tempo tolse l’aiuto che Franklin Delano Roosevelt aveva garantito loro, obbligandole a lavorare. Col risultato che nel giro di poco tempo il 60 per cento di loro trovò un lavoro che le fece rimanere povere o poverissime e un buon 20 per cento rimase “fuori connessione” e che a distanza di 15 anni il numero di mamme con bimbi che vivevano con meno di due dollari a persona al giorno era raddoppiato[29].

In tempi di pandemia la necessità di limitare gli effetti economici devastanti prodotti dalla chiusura delle attività imposta dal virus ha causato una momentanea inversione di rotta rispetto a quella ritirata dello Stato che ha caratterizzato da Reagan in poi le politiche del welfare statunitense, dando vita a tre interventi legislativi volti a dare sostegno ai più deboli. Si tratta tuttavia di misure temporanee che, per quanto importanti –come lo è stato il sussidio di disoccupazione esteso e integrato (con 600 dollari aggiuntivi a settimana nel primo Stimulus Act e con 300 nei due Acts successivi) e come soprattutto lo è il Child Tax Credit introdotto nell’American Rescue Plan Act di Joe Biden- sono per ora destinate a non incidere sul lungo periodo. Salvo un eventuale, e per il momento in salita, accordo sulle misure di aiuto alle famiglie e di avvio di un green new deal proposte da Biden, la prospettiva di un ritorno alla normalità dell’abbondono dei più deboli da parte dello Stato è dietro l’angolo. L’eliminazione anticipata dell’integrazione di 300 euro a settimana al sussidio di disoccupazione deciso da ben 26 Stati a maggioranza repubblicana, senza che Biden vi si opponesse, sta lì a dimostrarlo[30].

 

  1. E se la pandemia si rivelasse un’opportunità per i più deboli?

 

Nonostante le misure di contrasto agli effetti negativi della pandemia messe in atto, a un anno e mezzo dall’avvento del virus i dati disponibili e le strade cittadine -in particolare delle grandi metropoli- raccontano di un fortissimo impoverimento dei più poveri. Le proiezioni per il 2021 danno la povertà assoluta in crescita di un record di 3,3 punti percentuali rispetto all’anno precedente e le analisi e i sondaggi chiariscono come i più deboli -ossia i neri, gli ispanici, le donne e chi era in maggiori difficoltà finanziarie- abbiano subìto il maggior peso del virus tanto in termini di contagi e di morti, quanto sotto il profilo economico[31].

In questo quadro, che appare assai fosco, pur tuttavia qualcosa si muove in una direzione insperata.

Il primo dato che occorre registrare è che da aprile a giugno 2021 i salari dei lavoratori, soprattutto meno qualificati, sono aumentati per la prima volta dopo tanti anni. “Molti lavoratori americani stanno vedendo gli aumenti di paga più consistenti da decenni a questa parte”, titola un articolo del New Yorker[32]. Ciò è dovuto a un boom della domanda di lavoro, in concomitanza con la riapertura degli esercizi commerciali a seguito del venir meno della stretta anti-virus, cui ha fatto da contrappeso una scarsa disponibilità delle persone ad accettare le condizioni di lavoro pre-pandemiche soprattutto nel settore dei servizi[33]. Le ragioni di tale indisponibilità vengono da molti individuate proprio in quell’aiuto temporaneo ai più deboli offerto dai differenti Stimulus Acts cui più sopra si è accennato e, fra gli altri, in particolare in quell’integrazione al sussidio di disoccupazione già per questo eliminata -come si è detto- da chi ha cercato così di rimettere sul mercato una forza lavoro al ribasso. La delusione di quegli Stati, come il Missouri, che pur avendo cancellato anticipatamente il maggior sostegno ai disoccupati non hanno visto aumentare il numero di lavoratori disponibili ad accettare i bassi salari pre-pandemici[34], racconta però una storia differente. Per quanto certamente un aiuto economico a chi è senza lavoro spinga quest’ultimo a valutare in maniera maggiormente critica e ponderata le proposte troppo spesso indecenti e precarie che gli vengono offerte, il pesantissimo periodo di pandemia pare aver messo in primo piano le preoccupazioni di tanti lavoratori per la propria salute, per la quale ancora oggi parecchi temono e non sono quindi ancora pronti a cercare un’occupazione. Le minor spese incorse da chi per via del virus ha avuto meno occasioni di spendere e il necessario accudimento dei bambini -per lo stesso motivo ancora a casa da scuola-, sono ulteriori spiegazioni della mancata corsa alla ricerca di un lavoro a tutti costi da parte di molti. Si tratta di circostanze certamente contingenti, destinate a cambiare, ma che al momento consentono a chi un’occupazione lavorativa non ce l’ha di cercarne una decente e a chi invece ce l’ha, ma è un’occupazione “da povero” e/o caratterizzata da eccessiva precarietà e condizioni lavorative troppo pesanti in termini di ore e di pressione psicologica da parte del datore di lavoro, di abbandonarla per cercarne una migliore, magari in un campo diverso. La domanda di lavoro dei datori -che resta in parte disattesa- si sta così necessariamente adeguando alle richieste dei lavoratori, che dalla pandemia hanno inaspettatamente tratto forza contrattuale. Il quadro demografico è, poi, per la prima volta favorevole alla forza lavoro, giacchè l’anno scorso –cosa mai successa nella storia degli Stati Uniti- la crescita della popolazione fra i 20 e i 64 anni, è risultata negativa[35]. I pronostici del Congressional Budget Office sono che per i prossimi anni essa crescerà annualmente solo dello 0.3-0.4 per cento, contro lo 0.8 per cento di crescita all’anno fra il 2000 e il 2020[36].  Si è dunque innescato un circuito virtuoso che, qualora fosse sostenuto -e non affossato ancora una volta- da un diritto che smettesse di essere solo al servizio dei pochi, potrebbe finalmente costituire un’inversione di rotta rispetto a quello scollamento fra produttività e salari che perdura ormai da quarant’anni e all’iniqua distribuzione dei redditi, tanto fra lavoratori quanto fra lavoro e capitale che ne è conseguita, con correlativo aumento della povertà.  

Il sistema giuridico, almeno a livello locale, pare -sia pur ancora timidamente- finalmente rispondere alla chiamata. Sulla scia degli straordinari risultati del progetto pilota di reddito di base incondizionato lanciato dal sindaco di Stockton in California, Michael Tubbs, una coalizione – la MGI, Mayors for a Guaranteed Income- nata nel giugno 2020 (in piena pandemia) fra 51 sindaci di tutti gli Stati Uniti, ha dato vita a serie sperimentazioni volte a sostenere la necessità di un aiuto economico duraturo ai più indigenti, senza chiedere loro alcunché[37]. A Stockton i percettori del reddito di base incondizionato lo hanno usato per acquistare cibo (37 per cento), ridurre l’indebitamento, ricollocarsi professionalmente, ecc. Solamente l’1 per cento lo ha utilizzato per acquistare beni non necessari e tendenzialmente dannosi, come ad esempio, alcolici. All’avvio del progetto, inoltre –e sono forse questi i dati più importanti-  solo il 28 per cento dei percettori aveva un lavoro fisso a tempo pieno, mentre alla fine della stessa (due anni dopo) quella percentuale è passata addirittura al 40, laddove il numero delle famiglie che sono riuscite a pagare i debiti contratti è aumentato dal 52 al 62 per cento.  “Il modo migliore per spezzare i cicli della povertà è dare soldi alle persone”, ha potuto pertanto affermare Bill Peduto, sindaco di Pittsburgh, lanciando un’analoga iniziativa nella sua città, con buona pace dei tanti luoghi comuni –anche nostrani (si pensi alle polemiche sul nostro reddito di cittadinanza) - che bollano gli aiuti economici agli Have nots, come incentivi alla pigrizia e allo sdraiarsi sul divano.

 

Abstract: The embarassing poverty visible in the streets of the richest country in the world -the United States- needs an explanation. To be sure, it is a matter of a true theft perpetrated during the last forty years by the richest against the poorest with the help of the United States legal system. In fact, not only the rule of law did not shield the weak against the asymmetric and ruthless law of the market, it even ruled against him whenever the law of the market turned finally out in his favor. Unexpectedly the pandemic seems today to offer the weak a new opportunity to gain some strength.

 

Key words: poverty, United States, welfare v. workfare, salaries, inequalities.

 

 


* Il contributo è stato sottoposto a double blind peer review.

[1] Che va solamente al 10 per cento degli americani più ricchi, secondo i dati riportati da E. Saez - G. Zucman, Wealth Inequality in the United States since 1913, disponibile al sito:https://gabriel-zucman.eu/files/SaezZucman2014.pdf

[2] Sebbene la situazione sia successivamente migliorata, nel 2019 -ossia prima della crisi pandemica- la povertà estrema era ancora più alta, rispetto al 1973, del 50 per cento. Cfr. Table 3B dell’ Income and Poverty Report dello U.S. Census Bureau 2020, al sito: https://www.census.gov/library/publications/2020/demo/p60-270.html

[3] Cfr. i dati resi noti dalla Federal Reserve (con cifre non adeguate all’inflazione) per il periodo 1989-2018 al sito: https://www.federalreserve.gov/releases/z1/dataviz/dfa/distribute/chart/#range:2005.1,2020.1 e, per una mappa interattiva, al sito: https://edition.cnn.com/interactive/2019/09/politics/inequality-in-america/index.html. Per l’elaborazione dei dati cfr. M. Bruenig, Top 1% Up $21 Trillion. Bottom 50% Down $900 Billion, al sito: https://www.peoplespolicyproject.org/2019/06/14/top-1-up-21-trillion-bottom-50-down-900-billion/

 

[4] Dal 1983 al 2016, mentre la ricchezza dell’1 per cento più ricco cresceva smodatamente, la percentuale di coloro che non hanno altro che debiti è aumentata dal 15.5 al 21 per cento della popolazione, con punte però del 32 e del 37 per cento rispettivamente per le famiglie di latini e di neri. Cfr. C. Collins – D. Hamilton – D. Asante-Muhammed – J. Hoxie, Ten Solutions to Bridge the Racial Wealth Divide, in part. p. 8, disponibile al sito: https://ips-dc.org/wp-content/uploads/2019/04/Ten-Solutions-to-Bridge-the-Racial-Wealth-Divide-FINAL-.pdf. Si veda anche C. Collins - D. Hamilton – D. Asante-Muhammed – J. Hoxie – S. Terry, Dreams Deferred. How Enriching the 1% Widens the Racial Wealth Divide, disponibile al sito: https://ips-dc.org/wp-content/uploads/2019/01/IPS_RWD-Report_FINAL-1.15.19.pdf

[5] Cfr. C. Collins – J. Hoxie, Billionaire Bonanza. The Forbes 400 and the Rest of Us, November 2017, disponibile al sito: https://inequality.org/wp-content/uploads/2017/11/BILLIONAIRE-BONANZA-2017-Embargoed.pdf

[6] C. Collins, U.S. Billionaire Wealth Surges Past $1 Trillion Since Beginning of Pandemic, November 25 2020, al sito: https://ips-dc.org/u-s-billionaire-wealth-surges-past-1-trillion-since-beginning-of-pandemic/ 

[7]N. Lakhani, One in four faced food insecurity in America’s year of hunger, investigation shows, al sito:

https://www.theguardian.com/environment/2021/apr/14/americas-year-of-hunger-how-children-and-people-of-color-suffered-most

[8] F. Stricker, Why America Lost the War on Poverty-And How to Win it, Chapel Hill, N.C., 2007, p. 202.

[9] Cfr. E. Grande, Guai ai poveri. La faccia triste dell’America, Torino, 2017.

[10] Cfr. L. MishelJ. Wolfe, CEO compensation has grown 940% since 1978, al sito:

 https://www.epi.org/publication/ceo-compensation-2018/

[11] Cfr. Congressional Research Service, Real Wage Trends, 1979 to 2019, al sito: https://fas.org/sgp/crs/misc/R45090.pdf ; e U.S. Census Bureau, Income and Poverty 2020, cit. , Table A7; Cfr. anche E. Gould, State of Working America. Wages 2019. A Story of Slow, Uneven, and Unequal Wage Growth over the Last 40 Years, al sito: https://www.epi.org/publication/swa-wages-2019/

[12]Cfr. R. Wartzman, ‘We were shocked’: RAND study uncovers massive income shift to the top 1%, al sito:  https://www.fastcompany.com/90550015/we-were-shocked-rand-study-uncovers-massive-income-shift-to-the-top-1

[13] Cfr. K. Amadeo, Living Wage and How It Compares to the Minimum Wage How Much Do You Need to Live in America?, aggiornato al febbraio 2020 e disponibile al sito https://www.thebalance.com/living-wage-3305771

[14] Cfr. per esempio, Maurizio Pagliassotti, Vita da rider: hamburger di Natale, al sito: https://volerelaluna.it/lavoro-2/2019/12/30/vita-da-rider-hamburger-di-natale/ e, da ultimo, la talpa 27 intitolata: I diritti dei rider al sito: https://volerelaluna.it/talpe/2021/07/02/i-diritti-dei-rider/

[15] Cfr. V. Dubal, Uber’s New Loan Program Could Trap Drivers in Cycles of Crushing Debt, disponibile al sito: https://www.theguardian.com/commentisfree/2019/dec/05/uber-loan-program-debt

[16] Cfr. L. F. Katz – A. B. Krueger, The Rise and Nature of Alternative Work Arrangements in the United States, 1995-2015, September 13, 2016, disponibile al sito: https://dataspace.princeton.edu/jspui/bitstream/88435/dsp01zs25xb933/3/603.pdf

[17] Cfr. il rapporto di Oxfam America in collaborazione con l’Economic Policy Institute, Few Rewards. An Agenda to Give America’s Working Poor a Raise, disponibile al sito:  https://s3.amazonaws.com/oxfam-us/www/static/media/files/Few_Rewards_Report_2016_web.pdf

[18] Cfr. M. Ross – N. Bateman, Meet the low-wage workforce, November 21 2019, al sito: https://www.brookings.edu/research/meet-the-low-wage-workforce/;

[19] Cfr. T. Luhby, Almost Half of US Families Can't Afford Basics Like Rent and Food (che rinvia al dettagliato studio in proposito di United for ALICE -Asset Limited, Income Constrained, Employed-), disponibile al sito: https://money.cnn.com/2018/05/17/news/economy/us-middle-class-basics-study/index.html

[20] Cfr. lo studio del gruppo Careerbuilder, disponibile al sito http://press.careerbuilder.com/2017-08-24-Living-Paycheck-to-Paycheck-is-a-Way-of-Life-for-Majority-of-U-S-Workers-According-to-New-CareerBuilder-Survey

[21]  Sul punto, J. Bennett, 'Money and greed': How Non-Compete Clauses Force Workers to Fight for Rights, al sito: https://www.theguardian.com/us-news/2018/oct/24/non-compete-clause-low-wage-workers-lawsuits-rights

[22] Sul punto, e per esteso, mi permetto di rinviare a E. Grande, Il diritto nordamericano all’epoca del populismo. Quali tutele per i lavoratori?, in Questione Giustizia, 1 (2019), pp. 174 ss., disponibile al sito: https://www.questionegiustizia.it/rivista/articolo/il-diritto-nordamericano-all-epoca-del-populismo-quali-tutele-per-i-lavoratori-_638.php

[23] Cfr. D. Cooper – T. Kroeger, Employers Steal Billions From Workers’ Paychecks Each Year, Economic Policy Institute, 2017, disponibile al sito: http://www.epi.org/files/pdf/125116.pdf.

[24] Cfr. C. Estlund, The Black Hole of Mandatory Arbitration, in 96 N.C.L. Rev. 102, 120.

[25] Mi permetto di rinviare a E. Grande, Usa. I lavoratori dell’Alabama contro Amazon, al sito: https://volerelaluna.it/lavoro/2021/03/31/usa-i-lavoratori-dellalabama-contro-amazon/ ; Alabama: la vittoria di Amazon, 12 aprile 2021, al sito: https://volerelaluna.it/lavoro/2021/04/12/alabama-la-vittoria-di-amazon/ e Ha vinto Golia: i lavoratori di Amazon non si sindacalizzano, in MicroMega online: https://www.micromega.net/ha-vinto-golia-i-lavoratori-di-amazon-non-si-sindacalizzano/

[26] Cfr. A. Case – A. Deaton, Deaths of Despair and the Future of Capitalism, Princeton, 2020.

[27] Il video è disponibile al sito: https://video.lastampa.it/esteri/il-fallimento-di-una-societa-scandalo-a-las-vegas-senzatetto-stesi-in-un-parcheggio-a-distanza-di-sicurezza/112321/112328

[28] Per farsi un’idea fra i tanti si può vedere il video Left Behind: America’s Homless Crisis, al sito: https://www.youtube.com/watch?v=LjAyLAuZIE4

[29] Cfr. K. J. Edin - H. L. Shaefer, $ 2.00 a Day. Living on Almost Nothing in America, Boston, New York, 2015.

[30] Cfr. J. Johnson, Biden Faces Backlash Over 'Shameful' Capitulation to GOP Governors as They End Unemployment Lifelines, al sito: https://www.commondreams.org/news/2021/06/05/biden-faces-backlash-over-shameful-capitulation-gop-governors-they-end-unemployment e C. Jones, What states are ending federal unemployment benefits early? See who has cut the extra $300 a week, al sito: https://eu.usatoday.com/story/money/2021/07/01/unemployment-benefits-covid-federal-aid-ending-early-many-states/7815341002/

[31] Cfr. B. Root – L. Simet, United States: Pandemic Aspects on People Poverty, Human Rights Watch, al sito:https://www.hrw.org/news/2021/03/02/united-states-pandemic-impact-people-poverty; A. Tanzi - C. Saraiva, U.S. Suffers Sharpest Rise in Poverty Rate in More Than 50 Years, al sito:https://www.bloomberg.com/news/articles/2021-01-25/u-s-suffers-sharpest-rise-in-poverty-rate-in-more-than-50-years; L. GiannarelliL. WheatonK. Shantz, 2021 Poverty Projections. One in Seven Americans Are Projected to Have Resources below the Poverty Level in 2021, Urban Institute, February 16 2021, al sito:https://www.urban.org/research/publication/2021-poverty-projections. In ordine alla questione morti e contagi da coronavirus fortemente penalizzanti gli strati più deboli, si veda fra gli altri lo studio in costante aggiornamento dell’APM Research Lab, disponibile al sito: https://www.apmresearchlab.org/covid/deaths-by-race?eType=EmailBlastContent&eId=41868f2d-8770-4b26-83ea-2220f8b69023; e quello del New York Times, di R. A. Oppel Jr.R. GebeloffK.K. R. Lai – W. Wright – M. Smith, The Fullest Look Yet at the Racial Inequity of Coronavirus, al sito: https://www.nytimes.com/interactive/2020/07/05/us/coronavirus-latinos-african-americans-cdc-data.html

[32]J. Cassidy, The Other Side of the May Jobs Report: Higher Wages. Many American workers are seeing the biggest pay gains in decades, in The New Yorker, June  5 2021, al sito:https://www.newyorker.com/news/our-columnists/the-other-side-of-the-may-jobs-report-higher-wages#

[33] Cfr. fra i tanti P. Cohen, U.S. Added 850,000 Jobs in June, and Wages Rose, al sito:https://www.nytimes.com/2021/07/02/business/economy/june-2021-jobs-report.html e N. Irwin, Workers Are Gaining Leverage Over Employers Right Before Our Eyes, al sito: https://www.nytimes.com/2021/06/05/upshot/jobs-rising-wages.html

[34] Cfr. P. Cohen, Where Jobless Benefits Were Cut, Jobs Are Still Hard to Fill, al sito: https://www.nytimes.com/2021/06/27/business/economy/jobs-workers-unemployment-benefits.html#

[35] C. Rugaber, The number of working-age people fell in 2020. Could it lead to higher pay?, al sito: https://eu.usatoday.com/story/money/2021/07/03/labor-shortage-fewer-working-age-people-us-could-lift-higher-pay/7854338002/

[36] Congressional Budget Office, The 2021 Long-Term Budget Outlook, Appendix A, al sito: https://www.cbo.gov/publication/57038#_idTextAnchor040. Cfr. anche N. Irwin, Workers Are Gaining Leverage Over Employers Right Before Our Eyes, cit.

[37] Cfr. D. Nalbone, Il reddito di base nel mondo. Prima parte: Stati Uniti, in MicroMega online:

 https://micromegaedizioni.net/2021/05/28/reddito-base-stati-uniti/

Grande Elisabetta



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