Brief notes on the regulation of mortgages in Napoleonic Milan. From French to Habsburg legislative assimilation

Brevi note sulla disciplina delle ipoteche nella Milano napoleonica. Dall’assimilazione legislativa francese a quella asburgica

28.08.2023

Paola Mastrolia*

 

Brevi note sulla disciplina delle ipoteche nella Milano napoleonica. Dall’assimilazione legislativa francese a quella asburgica

 

English title: Brief notes on the regulation of mortgages in Napoleonic Milan. From French to Habsburg legislative assimilation

Doi: 10.26350/18277942_000140

 

Sommario: 1. Il decreto 12 dicembre 1812: il punto di arrivo della normativa francese in materia di ipoteche nel regno d’Italia e la seduta del Consiglio Legislativo. 2. La pubblicità delle ipoteche e la questione dell’irretroattività della legge. 3. «Questo codice primeggia sul francese specialmente per il sistema tavolare». La incompiuta assimilazione asburgica nel Lombardo-Veneto e le persistenze di quella francese

 

 

  1. Il decreto 12 dicembre 1812: il punto di arrivo della normativa francese in materia di ipoteche nel regno d’Italia e la seduta del Consiglio Legislativo

 

L’avviata indagine storico-giuridica sulla trasformazione urbanistico-architettonica di Milano in età francese ha presupposto uno studio sistematico dei vari interventi legislativi che hanno introdotto una concezione di proprietà completamente diversa rispetto al passato[1]. Si è trattato di un filone di ricerca volto ad accertare il ruolo assolto dal diritto nel fenomeno di edificazione della spazialità moderna[2], riflettendo su come le nuove normative abbiano influito sul diritto oggettivo e sulle situazioni giuridiche soggettive, determinando nuovi assetti sociali e proprietari e, quindi, incidendo direttamente sugli interessi e sulla dimensione concreta della convivenza.

Tali ricerche, essenzialmente di tipo archivistico, sono confluite in alcuni saggi[3] all’interno dei quali, considerato che per “Napoleone l’alterità della società italiana non poteva costituire un serio ostacolo alla divisata francisation[4], si è tentato di individuare la portata dell’assimilazione legislativa[5], interrogandosi sulla complessità (e sulla riuscita) del transfer giuridico[6], strumento imprescindibile per modellare la società dominata assecondando i desiderata del conquistatore[7]. Anche nella predisposizione degli interventi legislativi urbanistici ed edilizi milanesi si è guardato a Parigi, e non certo per libera scelta: è stato già ampiamente accertato che “il condizionamento subìto dal diritto italiano risultò irreversibile“[8], così come è stato mostrato che tale processo avesse incontrato, non di rado, ostacoli[9], tanto da legittimare l’espressione, con tutta la sua prorompente carica di complessità, di “Italia napoleonica“[10]. La “porosità dei confini“[11] rispetto ai condizionamenti esterni ha prodotto, oltre che fenomeni di resistenza e conflitto[12], una inevitabile ibridazione tra culture e differenti tradizioni giuridiche[13].

Un’ulteriore ricerca, condotta nell’archivio di Stato di Milano, ha consentito di ampliare il raggio delle conoscenze sin qui acquisite e di svolgere qualche aggiuntiva riflessione su taluni diritti e discipline che indirettamente hanno rimodellato la proprietà come, nel caso qui trattato, le ipoteche e la loro disciplina.

Come è noto, il necessitato processo di adattamento al regno Italico dell’ordinamento giuridico transalpino coinvolse anche la normativa sulle ipoteche. Non sappiamo con certezza se l’adesione all’impianto ipotecario napoleonico avesse incontrato in tale vasto territorio particolari resistenze (ma le non poche proroghe concesse dalle leggi per l’adeguamento al nuovo sistema depongono per l’affermativa[14]), così come era accaduto nel dipartimento francese del Piemonte[15]. Tale sistema, è noto, appariva sostanzialmente modellato sulla legge rivoluzionaria dell’11 brumaio anno VII[16] la quale, accogliendo il principio di pubblicità assoluta delle ipoteche, si era ispirata al paradigma consuetudinario germanico del nantissement, che era stato, dunque, preferito a quello secolare imperniato sul diritto romano giustinianeo[17].

La disciplina contenuta nel codice di Napoleone (artt. 2114-2202), pertanto, introdusse il principio della registrazione delle ipoteche, del tutto sconosciuto nel milanese prima dell’avvento della repubblica Cisalpina[18], prevedendo altresì appositi uffici preposti ad eseguirle e a conservarle; inoltre, non tardarono ad essere emanate, anche nel regno Italico, quelle leggi che Oltralpe erano servite ad integrare la normativa codicistica. Alludiamo al decreto del 29 marzo 1806, appunto, sulla istituzione degli uffici delle ipoteche[19], al regolamento generale sulle ipoteche del 19 aprile 1806[20] (i cui adempimenti, sicuramente a causa di una debole recezione degli utenti, furono prorogati con nuovo decreto dell’8 gennaio 1808[21]), al decreto del 25 ottobre 1808 sulle iscrizioni delle ipoteche e dei privilegi di titoli anteriori alla vigenza del codice napoleonico[22], che obbligava alle iscrizioni medesime entro il primo luglio 1809 (termine poi prorogato, di nuovo, a tutto il 1809[23]), e a quello dell’8 luglio 1811, relativo alle formalità necessarie al fine di correggere gli errori di iscrizione[24]. Per finire, fu emanato il decreto, che è l’oggetto specifico del nostro esame, datato 12 dicembre 1812, la cui sola ragion d’essere si rinviene nella necessità di portare a compimento l’assimilazione in ordine a talune questioni giuridiche non disciplinate nelle leggi precedenti, e recante difatti il titolo “Sono applicate al Regno varie disposizioni relative al sistema ipotecario emanate nell’Impero francese dopo l’attivazione del Codice Napoleone”[25]. Era stato il ministro della Giustizia, Giuseppe Luosi, ad avvertire della necessità di adottare, anche nel regno, quelle disposizioni collaterali al sistema ipotecario che, dopo l’attivazione del codice napoleonico, erano state emanate in Francia, o con leggi apposite o attraverso lo strumento dei pareri del Consiglio di Stato poi approvati dall’Imperatore[26]. Di tale onere fu investito il Consiglio Legislativo[27], in due sedute che ebbero come relatore il protagonista di non poche discussioni che animarono tale organo negli anni francesi di Milano, il fine giurista Giovanni Bazzetta[28].

La maggior parte dei titoli del decreto in questione furono approvati senza che la ratifica venisse preceduta da discussioni rilevanti. Così per il primo, il quale prevedeva che si applicassero al Tesoro della corona i privilegi che, riservati dal codice Napoleone in favore del tesoro pubblico, erano stati a questo attribuiti giusta il decreto del 31 ottobre 1807[29]. Le disposizioni contenute in questo capo primo erano state, secondo il relatore, desunte e, dunque, pienamente conformi al parere espresso dal Consiglio di Stato francese, ed apparivano giuste nella sostanza poiché il tesoro della Corona, in quanto diretto a sostenere le spese necessarie per la rappresentanza della sovranità, costituiva una frazione del pubblico tesoro, al quale naturalmente sarebbero spettate tali spese, e non potevano, quindi, che attribuirsi al medesimo gli stessi privilegi[30]. Allo stesso modo, nessuna modifica fu proposta per il capo quarto, relativo alla durata delle iscrizioni delle ipoteche[31] in quanto, essendo “stato desunto dal parere del Consiglio di Stato francese del 22 gennaio 1808”, “ne risultava la piena convenienza”[32], e per il capo sesto, relativo alle trascrizioni delle scritture private portanti mutazioni delle proprietà immobiliari[33], il quale conteneva, confermò il relatore, disposizioni pienamente conformi agli articoli del codice e richiamati nel parere del Consiglio di Stato del 12 fruttidoro anno 13[34]. In altri casi, il Consiglio avallò la bontà delle scelte legislative da cui le norme erano state desunte, ma ritenne di dover formulare le leggi in maniera più chiara rispetto al precedente francese, onde evitare equivoci nella loro applicazione. A tanto fu finalizzata la discussione relativa al titolo terzo “Delle iscrizioni delle ipoteche che si prendono in virtù dei giudicati portanti ricognizioni di scritture private”[35].

Un’autonomia legislativa rispetto al modello transalpino fu, invece, rivendicata dal Consiglio con riferimento ad alcune disposizioni del titolo quinto, concernente la rettificazione delle ipoteche nelle quali non era stata espressa l’epoca della esigibilità del credito[36], le quali, argomentò Bazzetta, erano state desunte da una legge del 4 settembre 1807. Appare utile premettere che questo provvedimento era intervenuto a dissipare le liti e le incertezze in ordine alla validità o alla nullità delle iscrizioni prive della suddetta indicazione, e che erano sorte in quanto l’art. 2148 del codice, disponendo che tali iscrizioni dovessero necessariamente indicare, tra le altre cose, anche l’importo dei crediti e l’epoca della loro esigibilità, non prevedeva in modo espresso la loro nullità qualora fossero prive delle suddette formalità[37]. La legge del 1807, dunque, consentiva la rettificazione della iscrizione priva di tale requisito entro un termine prestabilito, e con ciò di validare l’iscrizione originaria[38], lasciando intendere che gli elementi richiesti dall’art. 2148 fossero sostanziali ai fini della iscrizione medesima[39]. Nonostante le perplessità mostrate dalla dottrina maggioritaria[40] (fece eccezione solo il Merlin[41]), in questa stessa direzione si erano mossi sia i tribunali, i quali non tardarono a dichiarare nulle le iscrizioni ipotecarie “per le più lievi omissioni”[42], sia la Corte Suprema, la quale, accettando il rischio di assumere una posizione fin troppo severa[43], “attesa la quasi comune omissione di questa indicazione”[44], aveva dichiarato la nullità di tali iscrizioni, motivandone la ragione nella lettera dell’articolo 2148[45].

Nel tentativo di trasferire il contenuto della legge francese nel decreto italico, il Consiglio Legislativo dispose, nell’art. 15, che “ogni inscrizione per ipoteche convenzionali o giudiziali, posteriori all’entrata in vigore del Codice Napoleone, deve indicare anche l’epoca della esigibilità del credito […]”[46]; nel successivo art. 16 precisò, con riferimento alle iscrizioni già effettuate ma prive della suddetta indicazione, che esse avrebbero potuto essere rettificate entro il termine prescritto dalla legge[47]. Occorreva tuttavia aggiungere, secondo il relatore, e in ciò conformandosi a una tesi non sconosciuta Oltralpe[48], che l’obbligo di cui all’art. 15 non poteva essere esteso anche alle ipoteche legali e a quelle precedenti all’entrata in vigore del codice. Le prime, difatti, erano disciplinate dall’art. 2153, il quale non faceva riferimento alla necessità di siffatta indicazione. Non solo: la “loro qualità”, spiegò, “indica bastantemente nella natura dei diritti da conservarsi quell’epoca di esigibilità del credito che dipende da una condizione, ed evenimento qualunque”[49]. Le seconde, invece, giusta la previsione dell’art. 22 del decreto del 25 ottobre 1808, erano sottoposte alle medesime formalità prescritte per le ipoteche legali nell’art. 2153.

Non potè, tuttavia, tale modifica essere approvata, a causa di un diverso convincimento del ministro Luosi, di cui abbiamo conoscenza grazie alle osservazioni ministeriali allegate alla seduta consiliare. Ammonendo i consiglieri e nel contempo suggerendo loro un’accurata lettura del primo volume sulle questioni di diritto ipotecario del Persil[50], il ministro ritenne, infatti, che non esisteva alcun valido motivo giuridico per non assoggettare anche le ipoteche anteriori all’attivazione del codice alle formalità stabilite dall’art. 2148. Le ragioni, pur convincenti, addotte dal Consiglio, si fondavano principalmente sulla necessità di adeguare la legislazione tenendo conto delle specificità locali, evitando, in particolare, il rischio dell’eccessivo disordine che una rettificazione generale avrebbe potuto generare negli uffici delle ipoteche, ritardando enormemente le operazioni correnti. Un timore che parve agli uffici ministeriali del tutto spropositato: tra i vari argomenti esibiti per mostrare l’infondatezza di tale eccessiva prudenza, il ministro allegò il numero delle iscrizioni anteriori, che, escluso il dipartimento dell’Alto Adige, ammontava in tutto il regno a 668.310. Tale somma, divisa per i 43 uffici delle ipoteche, avrebbe fatto sì che si procedesse a circa 15.550 iscrizioni in ciascun ufficio. Occorreva tener conto, peraltro, che la conoscenza, da parte degli operatori giuridici del regno Italico, della legge del 4 settembre 1807 aveva fatto sì che la maggior parte di queste iscrizioni fossero state eseguite in modo corretto, e cioè con la menzione della esigibilità.

Tralasciando ogni considerazione sulla evidente pretestuosità delle tesi ministeriali, il ministro non dissimulò, alla fine, la vera ragione della mancata accettazione della proposta di modifica, e cioè la superiore necessità di preservare l’”unità del sistema”[51], in ordine al nobile fine ultimo che il legislatore francese aveva perseguito nell’edificazione del sistema ipotecario, e cioè quello di “combinare il più gran credito colla maggiore sicurezza”[52].

 

  1.  La pubblicità delle ipoteche e la questione dell’irretroattività della legge

 

Il capo del decreto su cui maggiormente si concentrarono le attenzioni del relatore fu il secondo, concernente le persone in favore delle quali, ai termini dell’articolo 2135 del codice, sussisteva l’ipoteca legale anche senza l’iscrizione della medesima, e il modo di purgare i beni da queste ipoteche, senza che ci fosse pregiudizio per gli aventi diritto[53]. A tenore del citato articolo, l’ipoteca sussisteva, indipendentemente dalla sua iscrizione, “a vantaggio dei minori e degli interdetti sugli immobili spettanti al loro tutore per la responsabilità della di lui amministrazione, dal giorno in cui ha accettata la tutela; a vantaggio delle mogli, per ragione della loro dote e convenzioni matrimoniali, sopra gli immobili de’ loro mariti, da computarsi dal giorno del loro matrimonio”[54].

Facciamo un passo indietro, prima di addentrarci nella discussione consiliare. Nonostante il legislatore avesse accolto il principio di registrazione e quindi di pubblicità delle ipoteche, l’ipoteca legale attribuita dal codice ai minori e agli interdetti sui beni immobili dei loro tutori, nonché alle donne sposate sui beni dei loro mariti, esistevano a prescindere, indipendentemente dalla loro iscrizione, e spettava ai mariti e ai tutori rendere pubbliche quelle ipoteche di cui erano gravati i loro fondi attraverso apposite iscrizioni[55], le quali però quasi mai, nella pratica, furono effettuate, facendo sì che una infinità di ipoteche sussistesse senza apparire da pubblici registri[56].

È noto che il sistema accolto nella legge dell’11 brumaio anno VII (la quale, come si è visto, estendendo a tutta la Francia il modello del nantissement, aveva accolto il principio della pubblicità assoluta delle ipoteche, stabilito sin dal 1673 con editto reale[57]) fu oggetto di vivaci contrapposizioni tra i giuristi napoleonici[58]; ed è altrettanto conosciuto che fu lo stesso Napoleone a mediare il conflitto e ad indicare la giusta direzione da prendere, e cioè mantenere i vantaggi della pubblicità conquistati nell’anno VII, senza che questo gravasse sugli interessi dei minori e delle donne sposate. Dunque, infine, il legislatore napoleonico, ammettendo le ipoteche occulte delle mogli e dei minori, e giustificandone la ragione nella necessità di accordare una protezione speciale a tali categorie deboli[59], aveva sposato la proposta di Cambacérès volta a introdurre un temperamento alla precedente legge in materia di ipoteca dell’anno VII[60]. Tale offesa arrecata al principio di pubblicità era stata, peraltro, nel corso di una seduta del Consiglio di Stato, legittimata da Troplong, secondo il quale, ammettendo le ipoteche tacite delle mogli e dei minori, il codice civile meglio di qualsiasi altra legislazione aveva saputo “rispondere ai bisogni della società, ai principi del diritto, e alle regole della logica”[61], tutelando “l’interesse delle famiglie e dello Stato, che sarebbe [stato] scosso fin dai fondamenti se le doti delle mogli e il patrimonio de’minori non fossero [stati] posti al sicuro dalle dissipazioni e dalle fraudi”[62].

Giudizio completamente contrario sarebbe stato espresso, anni dopo, dal giurista Carabelli, autore di un voluminoso trattato sulle ipoteche, per il quale, invece, il codice francese aveva in tal modo compromesso il credito fondiario, rendendo “impossibile l’intero sistema ipotecario”[63]; a suo avviso, infatti, tale impianto sacrificava “la causa dei minori e delle donne per difetto di appropriata tutela; la causa dei creditori per l’occultezza della proprietà, delle ipoteche legali, per le purgazioni forzate, e per la difficoltà di realizzare i loro diritti [….]; e finalmente l’interesse del proprietario, che non [aveva] più un modo efficace in mezzo a tante imperfezioni di mobilizzare secondo i suoi bisogni il valore del suo patrimonio”[64].

Torniamo alla seduta del Consiglio, incaricato di occuparsi proprio di alcuni aspetti collaterali alla suddetta questione delle ipoteche occulte. La dichiarazione proposta nell’articolo 4 del progetto di decreto, a tenore del quale “l’ipoteca legale, indipendentemente dalla iscrizione attribuita dal Codice Napoleone nell’art. 2135 e dal Decreto 25 ottobre 1808, art. 12[65], in vantaggio delle mogli, de’minori e degl’interdetti, continua a sussistere in favore delle dette donne rese vedove, dei suddetti minori od interdetti divenuti maggiori e prestinati, e dei rispettivi eredi, od altri rappresentanti aventi causa da essi”[66], era stata felicemente desunta, giustificò Bazzetta, da un parere del Consiglio di Stato francese dell’8 maggio 1812[67]. Tale avviso era intervenuto ad appianare una questione che aveva agitato non poco la dottrina e la giurisprudenza francesi nei primi anni della vigenza del codice civile, essendo stati frequenti i casi in cui la moglie fosse rimasta vedova o i minorenni fossero diventati maggiorenni operante il testo legislativo. Da Grenier sappiamo, per esempio, che la Corte di Nimes, nel 1806, aveva statuito che nel primo caso la moglie e i suoi eredi non avrebbero potuto godere della dispensa dall’iscrizione, fondando la sua decisione sulla cessata dipendenza della moglie dal marito[68].

Comunque, al fine di consentire il raggiungimento di una uniformità sul piano giurisprudenziale, il Consiglio di Stato, tramite il citato avviso, aveva stabilito che gli articoli del codice relativi alla modalità di purgare le ipoteche legali delle mogli e dei minori si applicavano anche alle donne divenute vedove e ai minori poi diventati maggiorenni, non di meno che ai loro eredi e rappresentanti[69]. Secondo tale pronuncia, l’ipoteca di cui all’art. 2135 era efficace dal giorno della accettazione della tutela, e continuava a sussistere, beneficiando dell’esenzione dell’iscrizione, anche dopo la fine della tutela medesima[70]. Allo stesso modo l’ipoteca legale della moglie, invariabilmente legata al fatto del matrimonio[71], restava esente da iscrizione anche dopo lo scioglimento del medesimo, in quanto “il mutamento di stato della moglie non ne cagiona alcuno alle prerogative annesse ai diritti di lei, e che i suoi eredi possono esercitare le azioni nascenti dalla sua ipoteca legale, com’essi la trovano, val dire senza iscrizione”[72], essendo inoltre “ingiusto che l’effetto della ipoteca legale fosse precisamente svanito allo sciogliersi del matrimonio, val dire quando è arrivato il momento di raccorne i vantaggi”[73].

Il principio di diritto accolto appariva quello per cui tali ipoteche, dispensate da alcune formalità, esistevano “per sé stesse” ed erano “collocate nella indipendenza di queste formalità”[74] per tutta la loro esistenza. Si trattò di una decisione duramente contestata da alcuni giuristi, tra cui il Grenier, il quale ritenne che tale avviso era stato “scritto in senso opposto allo spirito della legge, che si propone la pubblicità dell’ipoteca”[75], in quanto “la regola cessa al cessar della causa, se il rapporto ch’esiste fra i due coniugi sparisce, […] se la iscrizione divien libera e facoltativa, allora la mancanza di iscrizione può esser opposta dai terzi creditori ovvero acquirenti del marito”[76].

Il Consiglio Legislativo milanese non dubitò, su tale punto, della bontà delle scelte legislative d’Oltralpe, dando per consolidato quanto statuito nell’avviso del 1812 e convenendo in merito alla necessità di uniformare, su tale aspetto, la legislazione regnicola a quella francese.

Si soffermò, tuttavia, e su questo andò al di là dei pur densi dibattiti francesi, su un aspetto problematico sotto il punto di vista giuridico, riguardante la sempre annosa questione della irretroattività della legge. Secondo Bazzetta occorreva, cioè, stabilire espressamente se il favore accordato alle vedove, ai minori poi divenuti maggiorenni, ed ai rispettivi eredi, nonché ad altri rappresentanti aventi causa da essi, sussistesse solo qualora lo status di donna sposata, di minore o di interdetto fosse stato presente all’epoca della pubblicazione del codice napoleonico, oppure se, indistintamente, tale favore comprendesse i crediti derivanti dai titoli di dote, o di convenzioni matrimoniali, o da quelli di amministrazione tutelare, quando anche all’epoca dell’attivazione del codice Napoleone fosse stato sciolto il matrimonio, o cessata la minore età e la tutela.

Non si trattava di una questione di poco conto. A suo avviso il Consiglio di Stato non era stato sufficientemente avveduto, e in ciò l’organo milanese rivendicò, ancora una volta, un’autonomia nelle scelte legislative: “la generalità delle espressioni” contenute nel citato parere avevano dato ad intendere che occorresse prescegliere la “più ampia intelligenza”[77], mentre, al contrario, era necessario optare per la soluzione più restrittiva[78]. Solo quest’ultima, difatti, sarebbe stata coerente con il dato normativo; il codice Napoleone, nel dichiarare sussistenti indipendentemente dall’obbligo di iscrizione le ipoteche dotali e quelle dei tutori supponeva, tanto con riferimento al dato letterale quanto allo spirito della disposizione, l’esistenza del matrimonio e della tutela. E, infatti, il marito e tutore erano obbligati dalla legge a provvedere essi stessi all’iscrizione. Non solo. Il decreto del 25 ottobre 1808, sulle ipoteche anteriori, aveva disposto l’obbligo dell’iscrizione per la conservazione di tutte le ipoteche preesistenti all’epoca dell’attivazione del codice ma, all’articolo 12, aveva stabilito una eccezione solamente per quei privilegi e quelle ipoteche che, vigente il codice Napoleone fossero state, secondo le preesistenti leggi e consuetudini, stabilite in vantaggio di minori ed interdetti sugli immobili dei loro tutori e in vantaggio delle mogli sugli immobili dei loro mariti, fatto salvo l’obbligo per i mariti e i tutori di far eseguire successivamente le correlative iscrizioni[79].

Secondo Bazzetta occorreva ricostruire la voluntas legis: il legislatore, in considerazione dello stato privilegiato di tali categorie deboli, le aveva sì dispensate dall’obbligo di iscrizione, ma così facendo aveva sacrificato “il sacrosanto principio della pubblicità, tanto salutare e necessaria per garanzia de’ terzi contraenti”[80]. Lasciamogli la parola: “lo speciale favore che il codice volle accordare alle dette persone sotto il rapporto dei contemplati crediti, avuto riguardo al loro stato, non avvi un motivo per estenderlo a quelli che non erano nello stato contemplato dalle leggi che dovevano provvedere al loro interesse. […]. È vero che nonostante la cessazione di questo stato e mutazione di persona dovranno ai sensi del parere del consiglio di stato avere effetto le ipoteche per questi privilegiati crediti senza obbligo di iscrizione. Ma altro è che l’ipoteca dal codice già infissa senza obbligo di iscrizione possa continuare, altro è l’estendere per la qualità del credito la sussistenza di un’ipoteca indipendentemente dall’iscrizione, nel mentre che all’epoca in cui fu ingiunto l’obbligo di iscrizione per costituire l’ipoteca non si verificava quello stato personale in cui favore la legge aveva indotto un tale privilegio”[81].

Ricapitolando: adottare la “più estesa intelligenza” avrebbe incrinato la tutela adottata dal legislatore, cagionando altresì “una pericolosissima incertezza sulla libertà dei patrimoni”[82].

Insomma, il Consiglio Legislativo mostrò di seguire l’orientamento prudente del Grenier. Egli, nell’esaminare la questione transitoria concernente la condizione giuridica dei minori, aveva concluso che – considerata la precedente legge del brumaio, la quale aveva accolto il principio della pubblicità assoluta, – il favore accordato dal legislatore riguardava coloro che erano ancora minorenni nel momento della promulgazione del codice; per estensione, l’iscrizione imposta dalla stessa legge a carico delle donne maritate era stata abolita solo in vantaggio delle donne sposate al tempo della promulgazione del nuovo testo legislativo[83].

La questione transitoria era emersa anche in altri tribunali della penisola: nel 1811, la Corte di appello di Torino stabilì che l’art. 2135 avrebbe potuto trovare applicazione se la minore età non fosse ancora terminata sotto l’impero dell’anno VII, nonché se la tutela fosse ancora effettiva al momento della promulgazione del codice[84].

In ogni caso, la mancanza di previsioni normative al riguardo fece sì che la questione non fosse mai univocamente risolta almeno fino al 1826, anno in cui la Suprema Corte di Parigi avrebbe chiarito che “la innovazione nascente dal codice civile non doveva giovare che alle persone minori al tempo della sua promulgazione; ma che quanto alle tutele terminate sotto lo impero dell’anno VII il minore diventato maggiore doveva di necessità prendere iscrizione per la conservazione dei suoi diritti, senza di che sarebbe stato un dare all’art. 2135 del codice un effetto retroattivo ch’esso dichiara, con la sua disposizione finale, non essere nel suo spirito”[85].

A Milano l’eccesso di zelo del Consiglio e la rivendicazione di una autonomia legislativa che si trasfondesse in una legge più aderente alla volontà legislativa, se confrontata al parere del Consiglio di Stato del 1812, non trovò l’appoggio del ministro Luosi. Le osservazioni pervenute dal Ministero, difatti, lasciano intendere che la soluzione più opportuna fosse, invece, una redazione dell’art. 4 con funzione meramente dichiarativa rispetto a ciò su cui il Consiglio di Stato si era già pronunciato. “Quella generalità di espressioni”, dunque, sulla quale l’organo milanese aveva mostrato tutte le sue perplessità, la ritroviamo nella versione definitiva dell’art. 4, a tenore del quale “La ipoteca legale indipendentemente dalla iscrizione attribuita dal codice napoleonico nell’art. 2135 e dal decreto 25 ottobre 1808 art. 12 in vantaggio delle mogli, di minori, e degli interdetti, continua a sussistere in favore delle dette donne rese vedove, dei suddetti minori od interdetti divenuti maggiori o ripristinati, e dei rispettivi eredi, od altri rappresentanti aventi causa da essi”[86].

E’ noto, del resto, quale fragilità attuativa avesse mostrato il pur proclamato principio di pubblicità delle ipoteche, così come è altrettanto conosciuta l’opposizione e diffidenza manifestate dai giuristi napoleonici, in generale, verso il sistema della pubblicità immobiliare, il cui accoglimento avrebbe potuto violare la riservatezza delle famiglie[87].

 

  1. «Questo codice primeggia sul francese specialmente per il sistema tavolare». La incompiuta assimilazione asburgica nel Lombardo-Veneto e le persistenze di quella francese

 

Il primo gennaio 1816 il codice civile generale austriaco entrò in vigore nel Lombardo-Veneto[88]. Tale testo legislativo disponeva che per acquistare il diritto di ipoteca il creditore avesse l’obbligo di far iscrivere il suo credito “nel modo prescritto per l’acquisto di proprietà di cose immobili” (§ 451). Dunque, il legislatore asburgico accolse quel modello della pubblicità tavolare che garantiva “una meravigliosa semplicità e robustezza all’istituzione ipotecaria”[89], ragion per cui, secondo taluni giuristi italiani, egli aveva saputo redigere un codice nettamente superiore rispetto a quello napoleonico[90]. Non solo. Egli si era preoccupato di difendere l’interesse delle donne sposate e dei minori prevedendo un sistema apposito di tutela in virtù del quale i padri, i curatori e i tutori avrebbero potuto disporre della proprietà loro affidata solo con il consenso del giudice, senza ledere in alcun modo i principi di pubblicità e di specialità delle ipoteche[91].

È noto che nel Lombardo-Veneto la disciplina asburgica in materia ipotecaria condensata nel codice, nonché nel Regolamento generale del processo civile pel Regno Lombardo-Veneto, non potè essere applicata a causa delle difficoltà incorse nella istituzione del sistema di pubblicità tavolare[92]. Infatti, a differenza delle altre zone dell’Impero, in questo territorio la mancanza di pubblici registri rappresentò un ostacolo insormontabile per la piena attuazione delle norme austriache[93]. Per tale ragione, con determinazione del 16 marzo 1816[94], il governo di Milano si trovò costretto a prorogare la vigenza della legislazione francese. Il giurista Carabelli, a tal proposito, non mancò di biasimare l’opinione pubblica e il ceto dei giuristi, restii a superare la normativa precedente in favore dell’attuazione della pubblicità assoluta dei domini[95]. E, infatti, a causa delle resistenze dei lombardi, refrattari a qualsiasi cambiamento del loro sistema censuario, “quella che doveva costituire solo una soluzione momentanea […] si consolidò durevolmente tanto da non esserepiù sostanzialmente mutata”[96].

Un provvedimento sovrano del 31 luglio 1820, articolato in cinque capitoli, dettò in merito una nuova disciplina[97]. In particolare, l’art. 3 di tale provvedimento disponeva che “l’iscrizione delle ipoteche legali […] dovrà farsi in regola ad istanza del curatore, tutore, o del marito. […] Se poi per difetto dell’ingiunta iscrizione rimasero pregiudicate le persone, cui compete il diritto di tacita ipoteca, resta loro salvo il regresso d’indennità contro i tutori, mariti e curatori a termini di legge”[98]. Tale disciplina, osserva il Liva, rappresentava “una sorta di compromesso fra quanto previsto dal codice austriaco e quanto effettivamente si poteva fare in materia di attuazione delle norme dello stesso nella situazione lombarda”[99].

Per avere una normativa compiuta che superasse in maniera definitiva tutti i difetti della precedente legislazione transalpina si dovette, però, attendere la Sovrana Patente regolatrice il sistema ipotecario nel Regno Lombardo Veneto del 19 giugno 1826[100], la cui ragione fu rintracciata nella necessità di “togliere le incertezze e i mali” derivanti dalla sussistenza delle ipoteche tacite-legali, le quali rendevano “meno sicure le contrattazioni” diminuendo “il credito privato”[101]. Tale legge accolse, difatti, il principio di pubblicità assoluta delle ipoteche, disponendo l’obbligo della iscrizione di tutte le ipoteche legali a favore delle mogli e dei minori “nate e tuttora sussistenti senza iscrizione in forza dell’art. 2135 del cessato codice civile italiano”, nonché di ogni altra ipoteca per la quale non si fosse eseguita l’iscrizione[102]. Tale iscrizione poteva essere richiesta dai mariti, dai tutori, dai curatori, dai padri, ma anche dalle mogli, dai minori e dagli interdetti. In caso di inadempimento, essa veniva eseguita d’ufficio dai giudici medesimi[103].

Certo che, ancora una volta, la perenne mancanza dei registri tavolari continuò a rendere irrealizzabile una “moderna regolamentazione della materia”[104], la quale si risolveva, in questo territorio, in una ambigua coesistenza tra le mai davvero abrogate norme francesi e le nuove ma mai completamente concretizzate leggi austriache[105].

Dunque, se una via italiana[106] alla disciplina delle ipoteche non fu possibile in epoca napoleonica, a causa di un dirigismo che rese di fatto impraticabile qualsiasi prospettiva di adattamento o di modifica rispetto al modello francese, essa non fu altrettanto percorribile in età asburgica, stante l’incapacità del sistema ad accogliere e rendere pienamente attuabili le peculiarità presenti in quella legislazione.

 

Abstract: This work intends to examine the necessary process of adaptation to the Napoleonic kingdom of Italy of French regulations that imposed a rather radical change of course with the law of the ancien régime, and the resistance that emerged in the attempt to implement an adaptation of those regulations that took account of local specificities.  This process of adaptation of transalpine discipline to the Italic kingdom naturally also involved mortgage law. In the Napoleonic era, legal tacit mortgages and general mortgages had been maintained in the Kingdom of Italy in favour of certain subjects, and with obvious prejudice to third parties. In addition to the rules contained in the code, a special discipline had been enacted in Italy with the main purpose of supplementing the codictic discipline. Luosi had considered that the same provisions should also have been enacted in the kingdom, “the legislation in this matter being common”. The end of French rule entailed the application, once again, of new legislation. An attempt will therefore be made to understand what happened during the transition from the Napoleonic Code to the ABGB, which, as is well known, was very advanced in mortgage matters, having implemented the modern principles of publicity and speciality more rigorously than the French code.

 

Key words: Napoleonic code – Kingdom of Italy – Mortgages discipline – Restoration – ABGB


* Università Cattolica del Sacro Cuore, sede di Milano (paola.mastrolia@unicatt.it)

[1] Le ricerche cui faccio riferimento sono state condotte nell’ambito del sottoprogetto “Spazio giuridico e modernizzazione: il ruolo del diritto nello sviluppo di Milano e del Canton Ticino”, coordinato dal professor Michele Luminati dell’Università di Lucerna, e del progetto generale “Milano e il Ticino (1796-1848). Costruire la spazialità di una capitale europea” (FNS-Sinergia, prog. CRSII5_177286).

[2] Cfr. P. Costa, Uno spatial turn per la storia del diritto? Una rassegna tematica, in Max Planck Institute for European Legal History research paper series, 7 (2013), p. 16; L. Mannori, La nozione di territorio tra antico e nuovo regime. Qualche appunto per uno studio sui modelli tipologici, in M. Cammelli (a cura di), Territorialità e delocalizzazione nel governo locale, Bologna 2007, p. 59.

[3] Sia consentito il rinvio a P. Mastrolia, Legal transfer. La disciplina dello spazio nella Milano napoleonica, in Historia et ius, (19) 2021, pp. 1-53; ead., “Tutto diverso era in passato, ed è tuttora, il sistema enfiteutico in Francia, che non è in Italia”. Storia di una incompiuta assimilazione, in Ius on line (5) 2021, pp. 62-121.

[4] A. Cavanna, Codificazione del diritto italiano e imperialismo giuridico francese nella Milano Napoleonica. Giuseppe Luosi e il diritto penale, in Id., Scritti (1968-2002), vol. II, Napoli 2007, p. 849.

[5] Cfr. S. Solimano, “Il codice civile e la sua compagna”. Riflessioni in margine al bicentenario della codificazione delle Due Sicilie, in F. Mastroberti-G. Masiello(a cura di), A Duecento anni dal Codice per lo Regno delle Due Sicilie: elaborazione, applicazione e dimensione europea del modello codicistico borbonico, Atti del Convegno internazionale di studi, Napoli e Caserta, 4/5 ottobre 2019, Napoli 2020, pp. 471-499; P. Caroni, La storia della codificazione e quella del codice, in Index. Quaderni camerti di studi romanistici, 29 (2001), pp. 55-81. Con riferimento ad alcuni risultati riferibili al regno d’Italia napoleonico, si veda S. Solimano, Amori in causa. Strategie matrimoniali nel Regno d’Italia napoleonico (1806-1814), Torino 2017; Id., “Il buon ordine delle private famiglie”. Donazioni e successioni nell’Italia napoleonica, Napoli 2021; S. Gentile, Sempre più poveri. Giuseppe Luosi e il problema dell’espropriazione forzata nel Regno d’Italia, in Rivista di Storia del diritto italiano, XC (2017), pp. 225-292.

[6] Cfr. G. R. B. Galindo, Legal Transplants between Time and Space, in T. Duve (a cura di), Entanglements in Legal History: Conceptual Approaches, Frankfurt am Main 2014, pp. 129-146; M. Meccarelli, I tempi ascrittivi tra esperienza giuridica e ricerca storica, in Le Carte e la Storia, 2 (2018), pp. 18-25; Id., Time of innovation and time of transition shaping the legal dimension: a methodological approach from legal history, in M. Meccarelli-C. Paixão-C. Roesler(a cura di), Innovation and Transition in law, Madrid 2020, pp. 23-44; M. van der Burg, Cultural and legal transfer in Napoleonic Europe: codification of Dutch civil law as a cross-national process, in Comparative legal history, 3 (2015), pp. 85-109; L. Foljanty, Legal Transfers as processes of cultural translation: on the consequences of a metaphor, in Max Planck Institute for European Legal History research paper series, (2015-09), pp. 1-18, in particolare p.18.

[7] Cfr. A. Cavanna, Codificazione del diritto italiano, cit., p. 852; S. Solimano, Introduzione, pp. 9-11; M. Luminati, Conclusioni, pp. 231-232, in F. Brunet-M. Luminati-P. Mastrolia-S. Solimano (a cura di), Costruire, trasformare, controllare. Legal transfer e gestione dello spazio nel primo Ottocento, Bellinzona 2022.

[8]A. Cavanna, Codificazione del diritto italiano e imperialismo giuridico francese nella Milano napoleonica, cit., p. 849.

[9] Cfr. S. Solimano, Amori in causa, cit.; M. G. di Renzo Villata, Tra codice e costume. Le resistenze, in P. Cappellini-B. Sordi (a cura di), Codici. Una riflessione di fine millennio, Atti dell’incontro di studio di Firenze, 26-28 ottobre 2000, Milano, 2002, p. 351 ss.

[10]A. Cavanna, Codificazione del diritto italiano, cit., p. 850.

[11] P. Costa, “Uno spatial turn per la storia del diritto”? cit., p. 16.

[12] Cfr. T. Duve, European Legal History-Concepts, Methods, Challenges, in T. Duve (a cura di), Entanglements of Legal History, cit., p. 60.

[13] Cfr. A. Cavanna, Codificazione del diritto italiano, cit., p. 852 ss.; G. R. B. Galindo, Legal Transplants, cit., p. 130.

[14] Cfr. Raccolta delle leggi e disposizioni relative all’attuale sistema ipotecario, lavoro di Giuseppe Verda, seconda edizione aumentata e riveduta, Venezia 1852, p. 25 ss.

[15] Cfr. E. Genta, Ricerche sulla storia dell’ipoteca in Piemonte, Milano 1978, p. 27 ss.

[16] Ivi, pp. 17-22; S. Solimano, Verso il Code Napoléon. Il progetto di codice civile di Guy Jean-Baptiste Target (1798-1799), Milano 1998, p. 339; A. Sandonà, Note sull’istituto della trascrizione tra la rivoluzione ed il secondo ‘800, in Rivista di storia del diritto italiano, vol. LXXXIV, anno LXXXIV, Roma 2011, pp. 371-373.

[17] Cfr. V. Colorni, Per la storia della pubblicità immobiliare e mobiliare, Milano 1954, p. 228; Legislazione civile commerciale e criminale ossia comentario e compimento dei codici francesi opera del barone Locré, voltata in italiano per cura di Giuseppe Cioffi, Napoli 1842, p. 156.

[18] Cfr. A. Liva, Note sul trasferimento dei diritti reali sugli immobili in Lombardia per bandi e gride. II. dal decreto del 1420 al regno lombardo-veneto, in Rivista di storia del diritto italiano, vol. LXIII, anno LXIII, Roma 1990, p. 303.

[19] Cfr. Raccolta delle leggi e disposizioni relative all’attuale sistema ipotecario, cit., p. 25.

[20] Ivi, p. 30.

[21] Cfr. A. Liva, Note sul trasferimento, cit., p. 318.

[22] Raccolta delle leggi e disposizioni relative all’attuale sistema ipotecario, cit., p. 84.

[23] Cfr. A. Liva, Note sul trasferimento, cit., p. 319.

[24] Raccolta delle leggi e disposizioni relative all’attuale sistema ipotecario, cit., p. 126.

[25] Ivi, p. 139.

[26] Cfr. Archivio di Stato di Milano (=ASMi), Consiglio Legislativo, b. 645, fol. 353 v.- 354 r.

[27] Cfr. M. F. Baldinelli, Il Consiglio di Stato del Regno d’ Italia napoleonico: le procedure e il funzionamento, in Società e Storia, 78 (1997); P. Aimo, Le origini della giustizia amministrativa, Consigli di prefettura e Consiglio di Stato nell’Italia napoleonica, Milano 1990 p. 100 ss.; L. Antonielli, Le istituzioni dell’età napoleonica, inM. Meriggi- L. Teodoldi (a cura di), Storia delle istituzioni politiche. Dall’antico regime all’età globale, Roma 2014, p. 88.

[28] Cfr. S. Solimano, “Il buon ordine delle private famiglie”, cit., p. 18.

[29] Cfr. Raccolta delle leggi e disposizioni relative all’attuale sistema ipotecario, cit., p. 140.

[30] Cfr. ASMi, Consiglio Legislativo, b. 645, fol. 354 v.

[31] Cfr. Raccolta delle leggi e disposizioni relative all’attuale sistema ipotecario, cit., p. 142.

[32] ASMi, Consiglio Legislativo, b. 645, fol. 358 v.

[33] Cfr. Raccolta delle leggi e disposizioni relative all’attuale sistema ipotecario, cit., p. 144; F. Roggero, La trascrizione immobilare nella giurisprudenza del secolo XIX, in L. Moscati (a cura di), Dialettica tra legislatore e interprete. Dai codici francesi ai codici dell’Italia unita, Napoli 2013, p. 192.

[34] Cfr. ASMi, Consiglio Legislativo, b. 645, fol. 361 r.

[35] Raccolta delle leggi e disposizioni relative all’attuale sistema ipotecario, cit., p. 141; ASMi, Consiglio Legislativo, b. 645, fol. 358 r.

[36] Cfr. Raccolta delle leggi e disposizioni relative all’attuale sistema ipotecario, cit., p. 143.

[37] Cfr. Le opere di Troplong voltate in italiano sotto la direzione del dottor Leone Fortis, Dei privilegi e delle ipoteche, o commento al titolo XVIII del libro III del Codice Napoleone del sig.Troplong, Venezia 1855, p. 410.

[38] Ivi, p. 414.

[39] Cfr. Giornale delle udienze della Corte di Cassazione, ovvero giurisprudenza generale di Francia in materia civile, commerciale, criminale, ammistrativa e di diritto pubblico opera del sig. Dalloz, versione italiana per cura di Nicola Comerci, tomo IX, Napoli 1831, p. 304.

[40] Ci riferiamo alle posizioni assunte da Troplong, da Grenier e da Dalloz: cfr. Le opere di Troplong voltate in italiano, cit., pp. 410; 412; 413; 414; Giornale delle udienze della Corte di Cassazione, ovvero giurisprudenza generale di Francia in materia civile, commerciale, criminale, ammistrativa e di diritto pubblico opera del sig. Dalloz, cit., p. 304.

[41] Cfr. Le opere di Troplong voltate in italiano, cit., p. 411.

[42] Ivi, p. 414.

[43] Cfr. Trattato delle ipoteche opera del Barone Grenier, seconda edizione della versione italiana del sig. Tito Berni, tomo II, Napoli 1832, p. 227.

[44] Cfr. ASMi, Consiglio Legislativo, b. 645, fol. 359 r.

[45] Ibidem.

[46] Raccolta delle leggi e disposizioni, cit., p. 143.

[47] Ibidem.

[48] Cfr. Le opere di Troplong voltate in italiano, cit., p. 433; Giornale delle udienze della Corte di Cassazione, ovvero giurisprudenza generale di Francia in materia civile, commerciale, criminale, ammistrativa e di diritto pubblico opera del sig. Dalloz, cit., p. 311.

[49] ASMi, Consiglio Legislativo, b. 645, fol. 359 v.

[50] Ivi, fol. 381 r.

[51] Ivi, fol. 381 r.

[52] Ivi, fol. 381 v.

[53] Ivi, fol. 354 v.

[54] Codice di Napoleone il grande pel Regno d’Italia, Milano 1806, p. 482.

[55] Cfr. A. Liva, Note sul trasferimento, cit., pp. 310-311.

[56] Ibidem.

[57] Cfr. T. Bruno, Ipoteca (ad vocem), in Il Digesto italiano. Enciclopedia metodica e alfabetica di legislazione, dottrina e giurisprudenza diretta da Luigi Lucchini, XIII, parte seconda, Torino 1901-1904, pp. 315-317; A. Carabelli, Il diritto ipotecario vigente nel Regno Lombardo-Veneto. Trattato in relazione all’universale giurisprudenza, volume primo, Milano 1854, p. 40; E. Genta, Ricerche sulla storia dell’ipoteca in Piemonte, cit., p. 16.

[58] Cfr. S. Solimano, Verso il Code Napoléon, cit., p. 339; A. Sandonà, Note sull’istituto della trascrizione, cit., p. 375.

[59] Le motivazioni sono esposte nel Rapporto fatto al tribunato dal signor Grenier, 17 marzo 1804, contenuto in Legislazione civile commerciale e criminale ossia comentario e compimento dei codici francesi opera del barone Locré, cit., p. 328, in particolare p. 343; in merito, cfr. M. R. Di Simone, Percorsi del diritto tra Austria e Italia (secoli XVII-XX), Milano 2006, p. 179.

[60] Cfr. Legislazione civile commerciale e criminale ossia comentario e compimento dei codici francesi opera del barone Locré, cit., p. 156.

[61] Comentario dei privilegi e delle ipoteche di Troplong, nuova versione italiana fatta per cura degli avvocati Vincenzo De Matteis e Luigi Miola, volume primo, Napoli 1858, p. 21.

[62] Ibidem.

[63] A. Carabelli, Il diritto ipotecario vigente, cit., p. 54.

[64] Ivi, pp. 56-57.

[65] Cfr. Raccolta delle leggi e disposizioni relative all’attuale sistema ipotecario, cit., p. 87. L’art. 12 del citato decreto disponeva che “Indipendentemente da qualunque iscrizione avranno effetto […] le ipoteche e i privilegi che sotto alla detta epoca dell’attivazione del Codice Napoleone fossero […] competute: a) in vantaggio dei minori e degl’interdetti sugl’immobili spettanti al loro tutore per la responsabilità della di lui amministrazione: b) a vantaggio delle mogli per ragione della loro dote, e convenzioni matrimoniali sugl’immobili dei loro mariti. […]”: ivi, p. 88.

[66] ASMi, Consiglio Legislativo, b. 647, fol. 284 v.

[67] Cfr. ASMi, Consiglio Legislativo, b. 645, fol. 355 r. Esso stabiliva che “atteso che il modo di liberare i beni dalle ipoteche legali delle mogli e dei minori, stabilito dal codice civile, e dal parere del Consiglio di Stato del 9 maggio 1807 è applicabile alle vedove, ed ai minori diventati maggiori, egualmente che ai di loro eredi, o rappresentanti, non vi è necessità di stabilire un termine particolare alle mogli dopo la morte dei loro mariti, ed ai minori divenuti maggiori, o ai loro rappresentanti per prendere iscrizione”: Corso di diritto civile del Sig. Delvincourt, novellamente tradotto dall’ultima edizione francese dal sig. P. Liberatore, seconda edizione, vol. IX, Napoli 1828, p. 129. Per il testo integrale del parere cfr. Legislazione civile commerciale e criminale ossia comentario e compimento dei codici francesi opera del barone Locré, cit., p. 390.

[68] Cfr. Trattato delle ipoteche opera del Barone Grenier, cit., p. 274.

[69] Comentario dei privilegi e delle ipoteche di Troplong, cit., p. 758.

[70] Ivi, p. 755.

[71] P. Pont, Spiegazione teorico pratica del codice Napoleone contenente l’analisi critica degli autori e della giurisprudenza per V. Marcadé e P. Pont, vol. X, parte prima, Comentario ossia trattato dei privilegi ed ipoteche per P. Pont, adattata al codice civile per lo Regno d’Italia per opera e studio di G. Golia, Napoli 1883, p. 439.

[72] Comentario dei privilegi e delle ipoteche di Troplong, cit., p. 758.

[73] Ibid.

[74] Ibid.

[75] Trattato delle ipoteche opera del Barone Grenier, cit., p. 275.

[76] Ivi, p. 272.

[77] ASMi, Consiglio Legislativo, b. 645, fol. 355 r.

[78] Ibidem.

[79] V. retro.

[80] ASMi, Consiglio Legislativo, b. 645, fol. 356 r.

[81] Ivi, fol. 356 v.

[82] Ivi, fol. 356 r.

[83] Cfr. Trattato delle ipoteche opera del Barone Grenier, cit., p. 425.

[84] Cfr. Comentario dei privilegi e delle ipoteche di Troplong, cit., p. 755.

[85] Ibid.

[86] ASMi, Consiglio Legislativo, b. 645, fol. 379 r.; 379 v.

[87] Cfr. S. Solimano, Verso il Code Napoléon, cit., p. 339; A. Sandonà, Note sull’istituto della trascrizione, cit., p. 373.

[88] Cfr. M. R. Di Simone, Percorsi del diritto tra Austria e Italia (secoli XVII-XX), cit., pp. 159-183; ead., Das ABGB in Italien, in Österreichs Allgemeines Bürgerliches Gesetzbuch (ABGB). Eine europäische Privatrechtskodifikation, Band III, Das ABGB außerhalb Österreichs, Berlin 2010, pp. 291-317; C. A. Cannata, Das ABGB und die juristiche Kultur in der Lombardei, in Selb-Hofmeister (a cura di), Forschungsband Franz Von Zeiller (1751-1828). Beiträge zur Gesetzgebungs-und Wissenschaftgeschichte, Wien-Graz-Köln 1980, p. 43 ss.; D. Mattiangeli, Die Anwendung des ABGB in Italien im 19. Jahrhundert und seine historichen Aspekte, Frankfurt am Main-Berlin-Bern-Bruxelles-New York- Oxford- Wien 2012.

[89] A. Carabelli, Il diritto ipotecario vigente, cit., p. 66.

[90] Cfr. Autore anonimo, Compendio di diritto civile austriaco. Tale compendio è stato oggetto di studio nel saggio di P. Mastrolia, La civilistica lombardo-veneta durante la Restaurazione. Un anonimo compendio di diritto civile austriaco tra giusnaturalismo e positivismo giuridico, in Historia et ius, (23) 2023, pp. 1-28.

[91] Cfr. A. Carabelli, Il diritto ipotecario vigente, cit., p. 65.

[92] Cfr. M. R. Di Simone, Percorsi del diritto, cit., p. 180.

[93] Ivi, p. 179. Sul sistema tavolare: ibidem, n. 54.

[94] Cfr. Raccolta delle leggi e disposizioni relative all’attuale regime ipotecario, cit., p. 162.

[95] Cfr. A. Carabelli, Il diritto ipotecario vigente, cit., p. 81.

[96] M. R. Di Simone, Percorsi del diritto, cit., p. 180.

[97] Cfr. A. Liva, Note sul trasferimento dei diritti reali, cit., pp. 323-327; Raccolta delle leggi e disposizioni, cit., p. 186.

[98] Ivi, p. 188.

[99] A Liva, Note sul trasferimento, cit., p. 327.

[100] Cfr. Raccolta delle leggi e disposizioni, cit., p. 230; A. Carabelli, Il diritto ipotecario vigente, cit., pp. 83-84.

[101] A. Liva, Note sul trasferimento, cit., p. 327.

[102] Ivi, pp. 327-328.

[103] Cfr. Raccolta delle leggi e disposizioni, cit., p. 232; A. Carabelli, op. cit., p. 84.

[104] M. R. Di Simone, Percorsi del diritto, cit., p. 182.

[105] Ibidem; A. Carabelli, Il diritto ipotecario vigente, cit., p. 6.

[106] Cfr. A. Cavanna, Codificazione del diritto italiano, cit., p. 853.

Mastrolia Paola



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