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La dissimulatio tra esigenze di misericordia, legge canonica e centralità della persona
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01.11.2019

Nov

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La dissimulatio è un istituto peculiare e tipico dell’ordinamento canonico che consente all’autorità ecclesiastica di non sanzionare una determinata condotta in sé non ammissibile in considerazione del fatto che, dalla applicazione della sanzione, può derivare un male peggiore rispetto alla mera violazione .
Dal punto di vista formale, essa consiste in un atteggiamento passivo dell’autorità ecclesiastica che, a rigore, dovrebbe infliggere una sanzione di fronte alla violazione di una norma da parte di un fedele ma si astiene dal farlo considerando tale violazione un male minore rispetto alla sanzione stessa. Con tali modalità essa è applicabile in diversi settori del diritto canonico (civile, penale, amministrativo) e rispetto alle più disparate situazioni di difformità dal diritto come anche alle più varie sanzioni, dalla invalidazione di negozi giuridici alla rimozione di ufficiali, alla inflizione di pene e ad altro ancora, senza che possa definirsi tassativamente e neppure indicativamente l’elenco di tali difformità e sanzioni. La dissimulatio trae la sua ragion d’essere nella natura stessa dell’ordinamento canonico e, pur essendo presumibile che sia stata utilizzata sin dagli albori della vita della Chiesa , comincia ad apparire in documenti ufficiali e magisteriali solo nel XII secolo, ai tempi di Alessandro III, per poi diventare oggetto di studio e di trattazione da parte di glossatori e commentatori nel successivo XVI secolo, quando ne vengono individuate quelle caratteristiche, finalità e modalità ancora oggi riconosciute dalla dottrina canonistica.

scritto da Caprara Leonardo
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Enti religiosi, Terzo settore e categorie della soggettività tributaria
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30.10.2019

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Il contributo descrive i caratteri giuridici degli enti che appartengono a quattro categorie di soggetti che si riscontrano nel nostro ordinamento e che presentano dei confini non sempre nitidi: gli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti, gli enti religiosi civilmente riconosciuti, gli enti non commerciali e gli enti del Terzo settore non commerciali. Sulla base di tale descrizione, vengono poi presi in esame tutti i possibili intrecci tra le categorie soggettive considerate, con particolare riferimento a quanto prevede il Codice del Terzo settore (d.lgs. n. 117 del 2017) in materia di enti religiosi civilmente riconosciuti.

scritto da Perego Alessandro
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The Magisterium of the Church on higher education and its reflection in the Code of Canon Law. An overview
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29.10.2019

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Jean Giono e l’«estrema cura» per il bene comune. Una lettura antropologico-giuridica de “L’uomo che piantava gli alberi
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28.10.2019

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Dopo aver passato in rassegna alcuni aspetti del rapporto tra diritto e letteratura, strumento fondamentale per la riflessione della conoscenza giuridica, nella ricerca e anche nella metodologia didattica, questo contributo delinea un’analisi, nella prospettiva antropologico-giuridica, del racconto “L'uomo che piantava gli alberi” di Jean Giono, mettendo in luce le dimensioni fondamentali della comunità, della solidarietà, della cura per il bene comune, anche in prospettiva intergenerazionale, e della necessità di recuperare i legami sociali negli odierni individualismo e atomismo sociale.

scritto da Crocetta Christian
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Riserva di codice e legislazione penale complementare
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27.10.2019

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Il saggio muove dalla recente introduzione nel codice penale del principio di riserva di codice e si interroga sull’individuazione di un possibile criterio di definizione sul piano sistematico dei rapporti tra codice penale e legislazione complementare. Anche sulla scorta del fondamento teorico della nuova previsione di cui all’art. 3-bis c.p., che può essere rinvenuto nel principio di riconoscibilità, uno schema di riferimento viene individuato nel modello piramidale, cui si coordinano – in chiave dinamica – le strategie di pyramidal enforcement e responsive regulation. La praticabilità di simile criterio di raccordo tra diritto penale e accessorio è verificata alla luce di alcuni dati emergenti dalla legislazione complementare.

scritto da Rotolo Giuseppe
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Tra crimine e morale. L’esperimento di Victor Frankenstein e le tentazioni anarchiche di Mrs Shelley
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26.10.2019

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Il ruolo dimenticato dei silentiarii alla corte di Costantinopoli
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25.10.2019

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Riflessioni sull’uso storiografico della storia e del diritto di Roma antica da Machiavelli ai giacobini italiani
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24.10.2019

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L’oggetto del giudizio, le preclusioni e il giudicato nel sistema dell’UPC
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23.10.2019

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L’obiezione di coscienza all’aborto legale: una prospettiva comparatistica
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22.10.2019

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Nell’epoca odierna la coscienza, condizionata dalla cultura e dalla società, va considerata come “una specie di autoregolazione del sistema attraverso la sua interiorizzazione nell’uomo”. In altri termini, il concetto di coscienza varia in dipendenza da ciò che sostiene in merito il soggetto.
In questo contesto, all’obiezione autenticamente dettata dagli scrupoli d’origine religiosa si aggiungono le motivazioni d’ordine filosofico o politico, secolarizzando il fenomeno dell’obiezione di coscienza.
L’obiezione all’aborto, in particolare, consiste nel rifiuto di eseguire le pratiche abortive e di collaborare alla loro riuscita.
Attualmente, l’obiezione di coscienza è al centro di accesi dibattiti in vari paesi. Pertanto, il presente scritto si prefigge di affrontare adottare una prospettiva comparata al fine di affrontare le questioni relative alla misura in cui un medico può rifiutare di partecipare alle procedure abortive.

scritto da Geraci Rosa
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