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Sigillo sacramentale, segreto ministeriale e obblighi di denuncia-segnalazione: la ragioni della tutela della riservatezza tra diritto canonico e diri
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26.02.2020

Feb

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Il saggio esamina temi classici sia della scienza canonistica sia della scienza ecclesiasticistica: rispettivamente il sigillo sacramentale e il segreto ministeriale. Dopo aver ripercorso e sintetizzato la normativa canonica e secolare nelle reciproche interferenze nonché la giurisprudenza italiana al riguardo, si sviluppano riflessioni sull’attuale affievolimento della difesa della riservatezza dei rapporti tra fedeli e ministri di culto che pare insediarsi in Italia e in diversi Paesi del mondo. Sulla spinta dell’inasprimento della repressione e della prevenzione degli abusi sessuali su minori perpetrati da chierici e religiosi si sono introdotti, sia nell’ordinamento canonico sia nei diritti statuali, obblighi di denuncia che possono finire per comprimere pesantemente la tutela del segreto dei ministri di culto: in particolare si restringe sempre più incisivamente la facoltà di questi ultimi di non prestare testimonianza nei processi. Si rischia così di dimenticare che siamo invece dinanzi ad un’importante estrinsecazione della libertà religiosa e di coscienza dei cives-fideles.

scritto da Boni Geraldina
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Il Tribunale Ecclesiastico a servizio del matrimonio e della famiglia
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25.02.2020

Feb

25

Il saggio tratta dei rischi del positivismo giuridico e della natura pastorale dei processi. L'A. ribadisce che non si può – e lo postula appunto la dignità della persona umana al servizio della quale il diritto, ogni diritto, esiste –, subordinare la giustizia alla legge. Il giudice ecclesiastico non può e non deve dimenticare che il diritto va oltre la legge, anche se questo diritto che oltrepassa la legge è un diritto che non sempre si coglie in maniera immediata e diretta, perché al giudice che deve giudicare – e non produrre un geometrico astratto sillogismo, pur con tutte le cautele e garanzie che l’esigenza della certezza giuridica postula – al giudice parla la sua coscienza, anzi è da essa orientato. Ecco, allora, giungere al giudice il sussidio della equità, che è la giustizia del caso singolo, del caso concreto, dopo accuratissimo discernimento, senza che ciò significhi adesione alla cosiddetta etica della situazione, come taluno forse troppo allarmisticamente paventa.

scritto da Sciacca Giuseppe
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La posizione costituzionale del Csm tra argomenti di ieri ed effettività dell’organo
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24.02.2020

Feb

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Da molti mesi, a seguito dello “scandalo romano” che ha visto interessati ex-componenti di estrazione togata del Consiglio superiore della magistratura e che ha indotto alle dimissioni alcuni suoi componenti in carica nella consiliatura attuale (anch’essi magistrati), il Csm è oggetto di attenzione costante da parte dei mezzi di informazione. Il fatto sarebbe da valutare con qualche interesse, come segno di una maggiore attenzione verso un organo statale tanto importante quanto poco conosciuto, se non fosse che tale attenzione pare dipendere, più che dalla volontà di segmenti consistenti della pubblica opinione di comprenderne le caratteristiche e il funzionamento, dalla ben diversa circostanza che, nella vicenda che ha scosso il Consiglio , gran parte della pubblica opinione vede la conferma di convincimenti radicati circa la caparbia attitudine di settori della magistratura e della politica a confondere i ruoli, a influenzare impropriamente procedimenti delicati e a privilegiare lo spirito di corporazione rispetto alla sempre faticosa ricerca dell’interesse generale.

scritto da Balduzzi Renato
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La posizione costituzionale del Csm tra argomenti di ieri ed effettività dell’organo
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09.02.2020

Feb

9

Da molti mesi, a seguito dello “scandalo romano” che ha visto interessati ex-componenti di estrazione togata del Consiglio superiore della magistratura e che ha indotto alle dimissioni alcuni suoi componenti in carica nella consiliatura attuale (anch’essi magistrati), il Csm è oggetto di attenzione costante da parte dei mezzi di informazione. Il fatto sarebbe da valutare con qualche interesse, come segno di una maggiore attenzione verso un organo statale tanto importante quanto poco conosciuto, se non fosse che tale attenzione pare dipendere, più che dalla volontà di segmenti consistenti della pubblica opinione di comprenderne le caratteristiche e il funzionamento, dalla ben diversa circostanza che, nella vicenda che ha scosso il Consiglio , gran parte della pubblica opinione vede la conferma di convincimenti radicati circa la caparbia attitudine di settori della magistratura e della politica a confondere i ruoli, a influenzare impropriamente procedimenti delicati e a privilegiare lo spirito di corporazione rispetto alla sempre faticosa ricerca dell’interesse generale.
Dunque, piuttosto che un aumento della conoscenza obiettiva dei caratteri del Csm e del suo ruolo, l’esito di tale sovraesposizione mediatica rischia di andare nella direzione di un aumento della sfiducia nei confronti dell’organo e, mediatamente, nei confronti dell’intera magistratura: non soltanto a causa dello status soggettivo di magistrati rivestito dai protagonisti della vicenda, ma, più in generale, in forza della necessaria interdipendenza tra la reputazione del Consiglio e quella della magistratura, tra la fiducia nei confronti del primo e le ricadute nei confronti della seconda.
Tale situazione è resa ancora più preoccupante, sotto il profilo della tenuta del modello costituzionale di magistratura e di Csm, dalla circostanza che, “in un contesto di populismo montante, noi ci confrontiamo con la triste realtà di crescenti segmenti della popolazione che ripudiano i principi della democrazia costituzionale, inclusa la separazione dei poteri e l’indipendenza della magistratura” e non è casuale che i leader populisti “si assicurino il potere attraverso il controllo della magistratura e dei media” .

scritto da Balduzzi Renato
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La legge come dimora, come presente e come parola L’esperienza giuridica ebraica interpella il diritto contemporaneo
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03.02.2020

Feb

3

L’analisi si colloca nell’orizzonte del confronto con l’esperienza giuridica altra come risorsa critica contro la pretesa ineluttabilità direzionale del postmoderno, con particolare riferimento alla tendenza della fuga dal precetto, nella crisi della sovranità statuale. Il diritto ebraico è osservato nella sua dimensione identitaria, indipendente da un radicamento territoriale di sovranità, nella sua natura pervasivamente dialogica e nel particolare rapportarsi dello sviluppo ermeneutico con la conservata centralità del precetto, volta a garantire la presenza della norma nella ciclica rivitalizzazione del tempo della storia. L’articolo si chiude sull’idea della riflessione giuridica come pellegrinaggio verso il futuro, in un dialogo cui ogni mondo possibile mondo è invitato.

scritto da Palavera Rosa
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Condono fiscale e interesse generale alla riscossione dei tributi. Profili costituzionali
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06.11.2019

Nov

6

Il saggio esamina, da un punto di vista costituzionalistico, il condono fiscale. Dopo aver delineato i tratti tipici del condono che lo distinguono da altre figure simili, il saggio indica quelli che dovrebbero essere i limiti costituzionali che il legislatore incontra nell’adottare provvedimenti condonistici, intesi come remissione delle sanzioni. In particolare, il legislatore dovrebbe adottare tali provvedimenti solo se intende perseguire un interesse che, nel bilanciamento con i fini perseguiti dalle sanzioni condonate, risulta prevalente, ma a condizione che l’autore dell’illecito elimini le conseguenze del suo illecito.

scritto da La Porta Salvatore
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Sui rescritti “insinuabili” in età postclassica e giustinianea tra sottoscrizioni, lettere celesti, scrittura purpurea e altre formalità
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05.11.2019

Nov

5

È noto il ruolo processuale dei rescritti imperiali – sia rescripta ad preces sia ad consultationes emissa – nel periodo postclassico e giustinianeo . Tralasciamo questi ultimi e concentriamo l’attenzione sui rescritti inviati a privati, osservando che particolare enfasi è stata dedicata al loro utilizzo quale atto introduttivo di un procedimento ordinario oppure, secondo una teoria oggi criticata, di un procedimento speciale, così detto “per rescritto” . Ebbene, pur nell’ambito di un tema assai ampio, i cui tentativi di ricostruzione si sono rivelati complessi e non di rado contrastanti, vi è un aspetto, se si vuole, più marginale che non sembra aver destato dubbi. Ci riferiamo all’esigenza, emergente dalle fonti e già osservata dagli studiosi, che il rescriptum ad precem emissum da esibirsi in giudizio presentasse determinate caratteristiche. Tra queste, le prime a dover essere accertate – da parte dell’autorità giudiziaria competente – erano le ‘formalità’ che dovevano garantire l’effettiva provenienza imperiale del documento (si è parlato, in proposito, di “requisiti formali”) . L’operazione di verifica delle formalità del rescritto era senza dubbio facilitata dalla presenza di alcuni ‘indicatori’, la cui esistenza valeva a provarne la natura genuina. Nelle compilazioni postclassiche manca un punto di vista d’insieme dei requisiti formali in discorso, anche se – è cosa nota – abbastanza numerosi sono i titoli dedicati alla materia dei rescritti . Ciononostante, tentativi di elaborare una lista delle formalità sono stati avanzati da studiosi di diritto romano e di altre discipline, quali la diplomatica e la paleografia .
Ci proponiamo in questa sede di rimeditare l’argomento, alla ricerca di ulteriori spunti di riflessione.

scritto da Maragno Giorgia
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Alcune riflessioni sull’avulsio nei testi di Gaio
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04.11.2019

Nov

4

Nell’ambito dei modi di acquisto della proprietà a titolo originario la manualistica moderna riserva in genere alla figura dell’accessione uno degli spazi più ampi. La stessa viene di solito definita come l’unione, o l’aggiunta, di una cosa di minore rilevanza economico-sociale, quella accessoria, a un’altra res, considerata - sullo stesso piano - principale, che appartiene a un altro soggetto, per cui quest’ultimo acquista la proprietà della cosa accessoria, o, in taluni casi, del complesso - cosa composta - costituito dal bene principale e dall’accessorio .
Sempre nei testi istituzionali, e per una sorta di convenzione sistematica che un poco si discosta dal ductus espositivo delle fonti, i casi di accessione di immobile a immobile si identificano nei c.d. incrementi fluviali , elencati a loro volta nella quadripartizione alluvio, avulsio, insula in flumine nata e alveus derelictus .
L’inserimento dell’avulsione nell’ambito degli incrementi fluviali, che - come si è detto -, è dato pressoché costante nelle attuali categorie dottrinali, sul piano testuale sottende in realtà un aspetto un po’ più problematico, tale da indurre una curiosità euristica.
L’inquadramento della figura di cui stiamo parlando non può che prendere le mosse dalla sua definizione.

scritto da Forlani Veronica
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“La capacità giuridica penale” e “La subiettivazione della norma penale”: i primi due volumi penalistici di Aldo Moro
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03.11.2019

Nov

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Nonostante lo scarso interesse mostrato dalla giurisprudenza e dalla dottrina attuali con riguardo alle nozioni di capacità giuridica penale e di subiettivazione della norma penale, siffatte categorie appaiono a tutt’oggi di qualche utilità: consentendo di intendere il diritto penale in senso autenticamente umanistico. Il presente contributo è volto, dunque, a comprendere se e come i predetti concetti possano essere ancora d’interesse per il giurista contemporaneo. A tal fine, vengono analizzate, in particolare, le monografie di Aldo Moro dedicate alle tematiche in questione: “La capacità giuridica penale” (1939) e “La subiettivazione della norma penale” (1942). In tali opere, infatti, emerge, ben più vividamente che in altri contributi dottrinali in materia, l’idea che il diritto penale “sia sempre un fatto umano e personale”.

scritto da Iagnemma Caterina
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La transazione fiscale nel nuovo codice della crisi d’impresa: la conclusione di un percorso?
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02.11.2019

Nov

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Il contributo descrive i caratteri giuridici degli enti che appartengono a quattro categorie di soggetti che si riscontrano nel nostro ordinamento e che presentano dei confini non sempre nitidi: gli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti, gli enti religiosi civilmente riconosciuti, gli enti non commerciali e gli enti del Terzo settore non commerciali. Sulla base di tale descrizione, vengono poi presi in esame tutti i possibili intrecci tra le categorie soggettive considerate, con particolare riferimento a quanto prevede il Codice del Terzo settore (d.lgs. n. 117 del 2017) in materia di enti religiosi civilmente riconosciuti.

scritto da Allena Marco
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