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Role of International Organizations in the Security of the Western Balkans
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27.10.2023

Oct

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L'importanza della ricerca risiede nell'esplorazione di come l'integrazione euro-atlantica possa favorire un ambiente sicuro e affrontare gli effetti persistenti dei conflitti prolungati nei Balcani occidentali. La ricerca mira a determinare l’impatto e la natura della cooperazione tra le organizzazioni internazionali e i paesi dei Balcani nel mantenimento della stabilità. Per raggiungere questo obiettivo sono stati utilizzati metodi di analisi, storico-tipologici e storico-comparativi per caratterizzare gli approcci dei paesi balcanici e delle organizzazioni internazionali alla cooperazione nel campo della sicurezza e dello sviluppo sostenibile. Lo studio ha utilizzato anche metodi di analisi comparativa e metodi istituzionali, sistemici e strutturale-funzionali delle scienze politiche, che hanno permesso di confrontare le peculiarità dell'integrazione e della cooperazione delle organizzazioni internazionali riguardanti i singoli paesi dei Balcani occidentali. Lo studio ha individuato i presupposti e le peculiarità della cooperazione tra le organizzazioni internazionali e i paesi della regione. Il loro intervento durante le guerre jugoslave ha impedito un'ulteriore escalation del conflitto e ha contribuito alla ripresa della regione. La sicurezza nei Balcani occidentali necessitava di essere rafforzata attraverso l’espansione della comunità europea, ma i progressi sono stati ostacolati dalle sfide legate alla modernizzazione e alla trasformazione democratica. Gli sforzi di integrazione attiva sono spesso ripresi durante le crescenti minacce alla sicurezza, sottolineando l’importanza delle questioni di sicurezza sia per le organizzazioni internazionali che per le nazioni balcaniche.

scritto da Arian Kadriu
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I rapporti di convivenza: l’evoluzione del fenomeno, dalla prassi al recepimento normativo, e la possibilità di una chiave di lettura unitaria
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26.10.2023

Oct

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Il saggio si propone di offrire una lettura prospettica delle convivenze che si svolgono al di fuori del vincolo coniugale. L’indagine ripercorre i momenti salienti che hanno scandito il riconoscimento delle relazioni affettive di fatto sul piano giuridico, per poi soffermarsi ad analizzare la struttura e la disciplina di questo novero di rapporti. Tracciate le coordinate di riferimento, ci si interroga sulle possibili prospettive future di tutela a favore dei conviventi. La chiave di lettura è individuata nel principio di solidarietà, fermo restando il limite per cui ogni ipotesi ricostruttiva dovrà coniugare le istanze solidaristiche con l’esigenza di coerenza interna al sistema.

scritto da Prussiani Chiara
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La ricorsività della teoria. Per un’etica dell’errore
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25.10.2023

Oct

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La domanda sulla domanda portata da Sini in filosofia intende dare una scossa ai fondamenti del pensiero razionale dell’Occidente, ovvero della teoria. Una medesima ricorsività è ben visibile, per esempio, nel metodo dell’antropologia culturale, della linguistica e della storia. L’esito paradossale non invita ad un piatto relativismo; piuttosto, è l’occasione per esercitare una nuova etica del sapere e una nuova figura di soggetto: per forzare il termine di Remotti, è un esercizio antropopoietico. La verità del mondo si configura nella soglia di senso aperta dalle proprie pratiche: essa si espone, così, al suo errore e alla sua catastrofe.

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Resistenza alle tirannie e ‘inclinazioni’ verso la giustizia Leggere Lolita nelle contraddizioni, ipocrisie e violenze di oggi
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24.10.2023

Oct

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Ispirato agli studi di Giustizia e letteratura dell’Alta Scuola “Federico Stella” sulla Giustizia penale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, il saggio si svolge attorno alle questioni giuridicamente rilevanti e attualissime suscitate da due opere assai diverse eppure intimamente connesse: rispettivamente Lolita di Vladimir Nabokov e Leggere Lolita a Tehran di Azar Nafisi. Lolita narra dell’inquietante e perversa relazione di un uomo di mezza età con una bambina di dodici anni, mentre Leggere Lolita a Teheran è un testo autobiografico che racconta di un seminario clandestino di letteratura in cui l’autrice, all’epoca docente universitaria a Teheran, e un piccolo gruppo di studentesse leggono Lolita e altri romanzi della letteratura americana ed europea durante il regime khomeinista della Repubblica islamica dell’Iran. Lo scritto corre così lungo due binari: la violenza interpersonale nelle relazioni intime e private (Lolita), la violenza perpetrata dall’autorità e dalla tirannia (Leggere Lolita a Teheran). Sullo sfondo di questi temi, vengono portate in primo piano talune riflessioni in tema di violenza contro le donne e le bambine nel contesto di relazioni strette, crimini internazionali e conflitti armati, per poi proporre alcuni spunti costruttivi su forme di giustizia capaci di valorizzare le risorse personali di resistenza e resilienza delle vittime, nonché sul ruolo positivo che le donne posso svolgere, come riconosciuto dalla Nazioni Unite con una ricca serie di risoluzioni del Consiglio di Sicurezza, nel quadro di azioni diplomatiche, negoziati di pace e ricostruzione dei legami sociali dopo violenze e atrocità collettive.

scritto da Mazzucato Clauda
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The “special protection” of the family in article 226 of the 1988 brazilian Constitution and the family guardianship system
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23.10.2023

Oct

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L’oggetto principale di questo studio è l’articolo 226 della Costituzione brasiliana del 5 ottobre 1988, investigando il significato della "protezione speciale" del caput di questo dispositivo. Lo studio è diviso in quattro parti. Inizialmente, prima dell’analisi legale nel senso stretto, vengono esaminate le motivazioni antropologiche correlate. Nella seconda parte, il tema viene affrontato a livello internazionale, seguito dal modo in cui il tema è stato storicamente affrontato in Brasile, e infine viene analizzata la presenza del tema nella contemporanea Carta Costituzionale brasiliana. L’espressione “protezione speciale” è priva di conseguenze? Viene analizzato il trattamento dato dalla dottrina al soggetto. Le posizioni vengono classificate da diverse prospettive. Si cogita l’esistenza di un sistema di protezione familiare, per il quale viene proposto un forum nazionale. Si utilizza il classico metodo positivo senza trascurare le intersezioni con altri approcci complementari - come registrato nel contenuto della prima fase del testo. È necessario che il concetto di famiglia riceva attenzione attenta da tutti i settori dello Stato in modo che questo dispositivo possa essere attuato.

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Quale natura per la biogiuridica? Qualche considerazione a partire da Francesco D’Agostino
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22.10.2023

Oct

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Il contributo riflette sull’esigenza, per una biogiuridica ontologicamente fondata, di un’elaborazione adeguata ed aggiornata del concetto metafisico di natura, con specifico riferimento alla natura umana. La riflessione è condotta a partire dall’opera di Francesco D’Agostino, Maestro della filosofia giuridica e della bioetica e biogiuridica italiane, recentemente scomparso, e sviluppa alcune considerazioni circa l’umana corporeità ed una sua caratteristica essenziale, la vulnerabilità.

scritto da Sartea Claudio
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Su qualche destino della “forma-codice”
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30.08.2023

Aug

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Il saggio affronta la questione relativa alla categoria di "codice" (o meglio "forma-codice") nel quadro dell'attuale dibattito filosofico-giuridico. Attraverso lo schema basato sui concetti di modernità, postmodernità e ipermodernità, il contributo si concentra su alcuni passaggi teorici: il nesso tra le nozioni di sistema-metodo-codice sotteso al modello moderno, il circuito narrazione-performatività sviluppato dalla prospettiva postmoderna e, infine, la circuminsessione ipermoderna tra "accelerazione", nuove tipologie di "codice" e Governance. A partire da questa analisi, si mettono in luce alcuni aspetti strutturali dell'idea moderna di "codice", così da cogliere la distanza dal frastagliato scenario contemporaneo. Esso si caratterizza per il continuum relativo alla crisi del "codice" (o meglio "decodificazione"), le crescenti "nuove codificazioni" e gli odierni ambienti giuridici. In conclusione, il contributo rimarca la necessità di ripensare la relazione tra la "forma giuridica" e i contemporanei e molteplici modelli di conoscenza e di pratiche sociali, alla luce di una profonda ridiscussione dell'idea di "codice" anche in prospettiva futura.

scritto da Bombelli Giovanni
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Il processo di codificazione del diritto canonico tra istanze conservative e spinte progressiste
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29.08.2023

Aug

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Sebbene già dalla pur breve esperienza del primo Concilio del Vaticano siano nati i suggerimenti di riforma e gli auspici per una codificazione moderna del diritto canonico, e molti autori abbiano privatamente realizzato dei veri e propri codici, ed a partire dal 1891 non si smise più di presentare, ai convegni internazionali cattolici, dei rapporti volti a dimostrare la necessità di una revisione e codificazione del diritto canonico, una tale opera continuava a sembrare impossibile . Erano soprattutto i canonisti tedeschi a criticare questa idea ed è significativo che nessun progetto privato di codificazione sia venuto dalla Germania .
La traduzione in concreto di quello che era un desiderio di tutti è possibile – come scrive il Gasparri – solo con l’elezione di un pontefice come Pio X, "convinto della necessità del Codice e disposto a superare tutte le gravi difficoltà che la sua compilazione avrebbe necessariamente presentate" . La pubblicazione, il 19 marzo 1904, del motu proprio di Pio X Arduum sane munus de ecclesiae legibus in unum redigendis , con il quale la Santa Sede non solo prendeva l’iniziativa, ma si assumeva anche la direzione dei lavori di codificazione, causò molta sorpresa negli ambienti ecclesiastici. In tale atto Pio X innanzitutto ripercorre brevemente la storia delle fonti del diritto canonico e mette in rilievo gli sforzi posti in essere dai Pontefici del Medio Evo, da quelli del XVI secolo e dallo stesso Benedetto XIV nell’ambito del diritto. Tuttavia egli constata che i testi legislativi risultano sparsi nelle varie collezioni, alcune prescrizioni sono state abrogate ed altre sono difficili da applicare o addirittura communi animorum bono minus utiles. Pio IX e Leone XIII hanno cercato di rimediare a tali inconvenienti riformando alcuni settori del diritto canonico, ma la loro opera non è stata sufficiente. Quindi il Pontefice richiama le richieste dei vescovi e dei cardinali di riunire in una sola raccolta tutte le norme cogenti della Chiesa adattandole alle esigenze del tempo, e cita espressamente i postulata presentati al Concilio Vaticano I. Convinto della necessità di una tale riforma ed in risposta alle richieste più volte rivoltegli, Pio X intraprende la grande opera della codificazione del diritto canonico, che sarà portata a termine da Benedetto XV.

scritto da Sammassimo Anna
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Brevi note sulla disciplina delle ipoteche nella Milano napoleonica. Dall’assimilazione legislativa francese a quella asburgica
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28.08.2023

Aug

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Il processo di adattamento della disciplina transalpina al regno Italico coinvolse anche il diritto ipotecario. In epoca napoleonica, nel Regno d’Italia, erano state mantenute le ipoteche
legali tacite e le ipoteche generali a favore di alcuni soggetti, con evidente pregiudizio per i terzi. Oltre alle norme contenute nel codice, in Francia era stata emanata una disciplina
speciale con lo scopo principale di integrare la disciplina codicistica. Luosi aveva ritenuto che le stesse disposizioni avrebbero dovuto essere emanate anche nel Regno Italico, “essendo la
legislazione in materia comune”. La fine della dominazione francese comportò l’applicazione, ancora una volta, di una nuova legislazione. Si è cercato, dunque, di capire cosa accadde
durante il passaggio dal Codice napoleonico all’ABGB, che, come è noto, era molto avanzato in materia ipotecaria, avendo attuato i moderni principi di pubblicità e specialità in modo più
rigoroso rispetto al codice francese.

scritto da Mastrolia Paola
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Alle origini dell’idea di Codice: progetti e realizzazioni
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27.08.2023

Aug

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Il contributo si concentra sull’origine dell’idea giuridica di “codice”: si percorrono, tramite l’analisi delle fonti (Svetonio, Isidoro e Pomponio), i primi progetti codificatori tardo-repubblicani di Pompeo e di Cesare, progetti di sistematizzazione che fallirono a causa dell’opposizione dei iurisperiti, inclini a conservare un sistema aperto. In questo contesto si indaga il ruolo di Servio Sulpicio Rufo, di Alfeno Varo e di Aulo Ofilio. Attraverso l’analisi delle radici semantiche del termine “codice”, si giunge alla svolta del Tardo Antico, quando, a partire dall’epoca dioclezianea, si concretizzano gradualmente i progetti di raccolta e organizzazione delle costituzioni imperiali.

scritto da Biavaschi Paola
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