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At the Borders of Religious Freedom: Proselytism between Law and Crime
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28.10.2018

Oct

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L’affermarsi del pluralismo religioso ha un duplice effetto: da un lato amplia il numero di opzioni religiose disponibili e praticabili, dall’altro innalza il livello di tensioni e conflittualità. Pur predicando la pace, talvolta le religioni generano guerre ed è spesso il fattore del proselitismo a scatenarle. Invero, le odierne campagne acquisti nel market religioso fomentano malcontento, eppure la libertà religiosa implica il diritto di espressione e di rendere manifesto il messaggio religioso, anche a scopo pubblicitario e persuasivo. La logica di mercato, con i nuovi mezzi di comunicazione e la libertà di critica, per molti versi investe la religione e apre le porte a nuove forme di religiosità. Il presente studio si prefigge di esaminare le principali criticità della libertà religiosa: l'esigenza di libertà espressiva e di tutela dall’invasività o offensività di forme di proselitismo, tentando d'individuare equilibrati confini tra le diverse "sacrosante" esigenze.

The raise of religious pluralism has a twofold effect, on one hand it widens the number of available and accessible religious options, and on the other it increases the level of tensions and conflicts. Even though religions preach peace, sometimes they provoke wars that are triggered by proselytism. Indeed, today recruitment campaigns in religious market fuel discontent, and yet freedom of religion implies the right to express and to profess a religious message, even for advertising or with a persuasive aim. Logic of the market, by new means of communication and freedom of criticism, influences under many aspect religion, and opens the doors to new forms of religiosity. The present study aims at examining the main critical issues of freedom of religion: the need of freedom of expression and the safeguard from invasiveness or offensiveness of proselytism. This will be achieved by trying to identify balanced boundaries among all ‘sacrosanct’ needs.

scritto da Geraci Rosa
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Epikeia e legge naturale in Francisco Suárez
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28.10.2018

Oct

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Il presente scritto vuole dar conto del fondamentale contributo offerto da Francisco Suárez, con il suo De Legibus ac Deo legislatore, nel tracciare i precisi confini concettuali ed operativi dell’epikeia. Al filosofo di Granada vanno, infatti, riconosciuti tre meriti: l’aver dato un inquadramento sistematico chiaro all’epikeia nell’ambito dell’interpretazione della legge; l’avere, attraverso un’attenta opera di chiarificazione concettuale, conferito all’epikeia dignità di autonomo istituto giuridico rispetto a figure ad essa affini con le quali altri studiosi prima di lui facilmente la confondevano; l’aver, infine, studiato con rigore metodologico il diverso operare dell’istituto rispetto al diritto umano e al diritto naturale. Quanto al diritto umano Suárez individua i tre casi generali in cui è possibile e lecito fare uso dell’epikeia. Il tema dell’applicazione dell’epikeia al diritto naturale, invece, riveste per il filosofo di Granata così grande importanza da farne oggetto di autonoma trattazione nel Capitolo XVI del Libro II dell’opera citata. La soluzione prospettata da Suárez in ordine ai rapporti tra epikeia e legge di natura, come si vedrà, si discosta da quelle elaborate dagli altri illustri autori che l’avevano preceduto, primo fra tutti Tommaso d’Aquino.

This paper is to account for the fundamental contribution offered by Francisco Suárez, with his De Legibus ac Deo legislatore, in tracing the clear conceptual and operative boundaries of epikeia. In fact, three merits must be recognized to the philosopher: given a clear systematic framing of the epikeia in the interpretation of the law; awarded to epikeia, through a careful work of conceptual clarification, dignity of an autonomous legal institute with respect to similar figures with which other scholars before him easily confused; studied with methodological rigor the different operation of the institute with respect to human law and natural law. In relation to human law, Suárez identifies the three general cases in which it is possible and lawful to make use of epikeia. The theme of the application of epikeia to natural law, however, is so important for the philosopher of Grenade to be object of an autonomous discussion in Chapter XVI of Book II of the work cited. The solution proposed by Suárez relating to the relationships between epikeia and natural law, as will be seen, is different from the ones proposed by other illustrious authors who preceded him, first of all Thomas Aquinas.

scritto da Caprara Leonardo
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La riduzione di una chiesa a uso profano non sordido alla luce della normativa canonica vigente e delle sfide della Chiesa di oggi
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28.10.2018

Oct

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Secondo la norma di c. 1222 (§1) se una chiesa non può essere usata in alcun modo per il culto divino e non c'è possibilità di ripararla, il vescovo diocesano può relegarla a usi profani ma non sordidi.
Inoltre, (§2), dove altre cause gravi suggeriscono che una chiesa non è più utilizzata per il culto divino, il vescovo diocesano, dopo aver ascoltato il consiglio presbiterale, può relegarlo a usi profani ma non sordidi, con il consenso di coloro che legittimamente rivendicare diritti per se stessi nella chiesa e a condizione che il bene delle anime non subisca alcun danno in tal modo. L'autore analizza il concetto di Chiesa nel diritto canonico e descrive quali sono le "cause gravi" per il Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica.

scritto da Malecha Paweł
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La prova dell’esclusione implicita del bonum fidei: note a margine di una sentenza coram Salvatori
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28.06.2018

Jun

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Affinchè sussista l’esclusione del bonum fidei si richiede un atto di volontà con cui un nubente rifiuti di consegnare all’altro il diritto esclusivo alla fedeltà. Per perpetrare l’esclusione è necessaria la presenza di un atto positivo di volotnà escludente che può essere anche implicito, rinvenibile nel complesso delle circostanze. Per dimostrare l’esclusione il giudice deve comprendere quale sia stata l’intenzione del contraente non soltanto sulla base delle confessioni dell’asserito simulante ma anche attraverso l’analisi delle circostanze da valutarsi con massima diligenza, al punto che queste possano essere considerate anche la prova fondamentale su cui poggiare la certezza morale da raggiungere.

scritto da Lobiati Paolo G.M.
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Soggettività umana e diritto al lavoro nella trasformazione digitale
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27.06.2018

Jun

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Il saggio intende proporre una riflessione critica sulla trasformazione digitale effettuata all’insegna di un rischioso sviluppo tecnocratico, e non di un vero progresso tecnologico. Ne è una conferma il modello di industria 4.0, nella misura in cui miri a sostituire le risorse umane con sistemi robotici, piuttosto che a fornire sussidio al lavoro dell’uomo. Di qui, l’importanza di resistere a una società automatizzata che comporti la crescente esautorazione dell’uomo, e di conferire centralità a un ‘diritto per princìpi’ che riaffermi le istanze di dignità e solidarietà a tutela della soggettività umana. Si tratta di una soggettività che non può essere resa fungibile da alcuna macchina, né limitata da un’arbitraria attribuzione di soggettività anche ad agenti artificiali, che restano comunque oggetti o entità cosali, e dei cui danni eventualmente compiuti sono unici responsabili gli esseri umani, essendo chiamati a riconoscere non i presunti diritti e doveri delle macchine, ma i loro stessi diritti e doveri fondamentali

scritto da Troncarelli Barbara
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Ancora sul promotore di giustizia
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26.06.2018

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Il pontefice Giovanni Paolo II era intervenuto, sui compiti del promotore di giustizia nel processo matrimoniale , in due allocuzioni antecedenti il Codex del 1983. Nell’allocuzione del 4 febbraio 1980 il Pontefice accennava all’eventuale votum del promotore, associandone il compito a quello delle altre parti processuali nell’aiutare il giudice a servire la verità perché trionfi la giustizia . In quella del 28 gennaio 1982, poi, il promotore di giustizia veniva dipinto come quell’officiale, eventuale nel processo matrimoniale, che agisce per favorire la verità e la giustizia, non per assecondare ma per salvare . Dopo il Codex del 1983, l’attribuzione al promotore di una pars costruens evidentemente viene realizzata, nel caso dell’esercizio del diritto d’accusa del matrimonio , attraverso il condizionamento della sua azione alla circostanza che la possibile nullità sia divulgata nella comunità e il matrimonio non sia convalidabile per motivi oggettivi o di opportunità, come dispone il can. 1674 n. 1 . In tal senso, nell’allocuzione del 22 gennaio 1996, il Pontefice collegava l’iniziativa processuale del promotore alla natura della causa di nullità matrimoniale, pubblicistica perché comunque riguardante lo stato delle persone, la loro posizione nell’ordinamento e il bene pubblico della Chiesa . Forse è opportuno tentare di cogliere i principi che moderano l’azione di nullità matrimoniale del promotore di giustizia, anche alla luce dei documenti normativi più recenti, come pure interrogarci sull’ulteriore significato giuridico della presenza del promotore di giustizia, in una causa di nullità del matrimonio, quando questo non sia stato impugnato da lui.

scritto da Miele Manlio
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L’integrazione europea, le giovani generazioni e l’idea di una politica comune per la famiglia
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25.06.2018

Jun

25

In times of dissatisfaction and disinterest in the ideals of European integration, even among young people, we should not forget that the EU has created an area of freedom where it is possible to circulate, work and study freely. This fact has no precedent in the history of Europe, no equal in any other continent and has expanded ever more over the decades. EU citizens, especially the younger ones, should be reminded that the EU has determined the creation of a dimension of freedom in the last 60 years which is too often taken for granted. To bring people closer to the EU, it would be better to further progress in the democracy of the EU institutions, taking more effective EU social measures, adopting clear EU political choices of direct support to families.

scritto da Bestagno Francesco
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Le nuove forme della partecipazione civica e le autonomie territoriali
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25.06.2018

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Nella dottrina dello Stato il rapporto tra corpi intermedi e unità politica è sempre stato uno snodo critico. A lungo, dall’alba dello Stato moderno fin dentro al XX secolo, la struttura organizzata e solida degli interessi è stata ritenuta una minaccia per l’unità dello Stato . Nella filosofia politica a fondamento dello Stato moderno (soprattutto nelle riflessioni di Hobbes, Rousseau e Sieyès, ecc…) e poi ancora in un tornante critico, nei primi decenni del ‘900, la questione si poneva nei termini di dubbia compatibilità tra l’unità dello Stato e la pretesa di rilevanza pubblica degli interessi organizzati e dei corpi intermedi. Si trattava di difendere la possibilità dell’unità (di tipo rappresentativo) dello Stato dalla pressione e dalla colonizzazione esercitata da partiti e interessi organizzati, reputati germe di deleteria conflittualità . Posizioni più concilianti – pur sempre in modo relativo - si affacciano nel dibattito scientifico negli anni ’30 , per poi consolidarsi negli studi del secondo dopoguerra, in particolare con J. Kaiser, in cui frequente - non casualmente - è il riferimento a Tocqueville .

scritto da Pizzolato Filippo
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Pietro Bonfante e il contractus
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24.06.2018

Jun

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Nel panorama della scienza giuridica del ventesimo secolo, Pietro Bonfante si caratterizza per una analisi stringente dei rapporti fra diritto e società, visti in chiave evolutiva. La constatazione di una diversità di ap-proccio, da parte dello studioso, alla materia delle obbligazioni e del contratto, induce l’autore a riflettere sulle ragioni di questa apparente anomalia ed a proporre una rilettura critica della riflessione bonfantiana sul tema.

scritto da Randazzo Salvo
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LOSING DEMOCRACY. DEWEY’S CONCEPT OF AN EXPERIENCE AND THE QUESTION OF LEGITIMACY
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23.06.2018

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L’obiettivo di questo articolo è analizzare il rapporto tra l’esperienza democratica e la legittimazione di un contesto istituzionale. Nell’ambito di questa indagine, il concetto di esperienza estetica, elaborato da John Dewey, riveste una funzione chiave. La tesi principale è che sia possibile concepire il riconoscimento, da parte dei cittadini, della legittimazione democratica in termini analoghi alla sensazione di compimento che Dewey indica quale esito dell’esperienza estetica. Questa tesi diviene ancora più plausibile evidenziando il rapporto, nel pensiero di Dewey, tra esperienza estetica e democrazia sperimentale, intendendo quest’ultima come una pratica cooperativa volta a risolvere problemi collettivi attraverso le soluzioni provvisorie che gli attori elaborano grazie alla comunicazione sociale.

scritto da Lo Giudice Alessio
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