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Principio di sussidiarietà, diritti Sociali e welfare responsabile. Un confronto tra cultura sociologica e cultura giuridica
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28.10.2018

Oct

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Il saggio, dopo aver affrontato il tema della sussidiarietà orizzontale e dei diritti sociali, tenendo conto di contributi provenienti da diversi versanti disciplinari, discute intorno ad alcuni modelli di welfare, operando un confronto tra cultura sociologica e cultura giuridica.

After a short reflection on the issue of horizontal subsidiarity and social rights, taking into account contributions from different disciplines, the essay analyzes some welfare models, making also a comparison between sociological and legal culture.

scritto da Benvenuti Luigi
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Il Codice Terzo Settore: un nuovo paradigma?
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28.10.2018

Oct

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L’articolo sottolinea la portata innovativa del Codice del Terzo settore (d.lgs. 117/2017). Un vero e proprio cambio di paradigma nel rapporto pubblico-privato, che, seppure pienamente in linea con lo spirito costituzionale, non è privo di contraddizioni.

The article underlines the novelty of the recent reform of the non profit/ voluntary sector introduced by Legislative Decree n. 117/2017. The reform significantly reshapes the traditional private-public division in addressing public and common interests. This notwithstanding, the reform leaves some critical and controversial issues open.

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Evandro, Augusto. Auctoritas, potestas, imperium. Brevi annotazioni storiche e semantiche
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28.10.2018

Oct

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Si considerano le assonanti espressioni contenute in Liv. 1.7.8 e in R.g. 34.3. Si rimarcano alcune analogie di luoghi e circostanze e si ipotizza che la figura del mitico Evandro possa essere stata tracciata prendendo a modello Augusto.

We consider the assonant expressions contained in Liv. 1.7.8 and in R.g. 34.3. We point out some similarities of places and circumstances and it is hypothesized that the figure of the mythical Evander may have been traced by taking the model Augustus.

scritto da Bianchi Ernesto
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Quinto Elio Tuberone e il suo tempo
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28.10.2018

Oct

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Il lavoro si propone di indagare su Quinto Elio Tuberone ‘il giovane’, cercando di ricomporne le vicende della vita, i legami culturali e politici. L’A. prende le mosse da Pomp., lib. sing. ench. D. 1.2.2.46 ed integra le informazioni ivi contenute con altre desumibili dalla nota orazione tenuta da Cicerone in difesa di Quinto Ligario, accusato da Tuberone di crimen perduellionis. L’orazione, con i suoi intrecci, le sue tensioni, il tono vibrante, rappresenta un momento centrale del pensiero politico ciceroniano e lascia emergere i toni della polemica tra l’Arpinate, espressione di un gruppo dirigente battuto, ma teso a riorganizzare le sue fila e pronto a confrontarsi con il nuovo centro del potere, e Tuberone, suo avversario, che di questo centro di potere è già parte. Il sermo antiquus, di cui parla Pomponio e che ricorda, sia pure in modo più attenuato e sfumato, il giudizio ciceroniano sul ‘tipo’ di oratoria di Tuberone ‘il vecchio’, appare, per l’A., una scelta voluta dal giurista che intende porsi nel solco di una tradizione familiare che vuole difendere e nella quale trova le motivazioni ideologiche per le sue scelte politiche, certamente non troppo tormentate.

The research aims to examine on Quinto Elio Tuberone “the young”, trying to recompose the vicissitudes of life, cultural and political bounds. The A. starts from Pomponio’s speech, lib. sing. ench. D. 1.2.2.46 and it integrates information here included along with other deduced from the well-know speech held by Cicerone in defense of Quinto Ligario, accused by Tuberone of crimen perduellionis. The speech, with all the intricacies, its tension, vibrating tone, represents a key moment of Ciceronian political thought and it brings out the polemic tone between Cicero, symbol of a defeated leading group, but aimed at reorganizing him components and ready to confront with the new power’s center, and Tuberone, his opponent, who is already part of this center of power. The sermo antiquus, of which Pomponio speaks and which remembers, both in a tempered and nuanced way, the Cicero’s view about the “type” of speech made by Tuberone “the old”, looks, for the A., a choice wanted by the lawyer who wants to put along the lines of a family tradition that he wants to defend and in which he find the ideological motivations for his political choices, undoubtedly not a lot tormented.

scritto da Manzo Annamaria
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Il processo di Gesù: dalla flagellazione alla crocifissione
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28.10.2018

Oct

28

L’articolo esamina la flagellazione di Gesù decretata da Pilato narrata nei quattro Vangeli nel tentativo di coglierne presupposti giuridici e funzione giocati all’interno del processo.
Soprattutto il racconto di Giovanni fornisce l’evidenza di passaggi che appaiono dare forma a due processi. La flagellazione risulta disposta a conclusione di una prima inchiesta compiuta de plano da Pilato, come castigo per un crimine non meritevole di pena capitale: sanzione autonoma, quindi, e non accessoria alla crocifissione. Indotto dalle pressioni dei Giudei, il prefetto si siederà poi pro tribunali, ormai intenzionato a cambiare la prima sommaria decisione, così accogliendo le richieste degli accusatori che chiedevano la condanna a morte dell’Imputato.

The scourging of Jesus decreed by Pilate, as reported in the four Gospels, is here focused with a view to understanding the grounds for it and the role it played within the Trial.
John’s narrative, more than Mark’s or Matthew’s (in Luke the scourging is only announced), shows clearly the steps of what takes the form of a double trial. Meant to put an end to the trial held de plano before Pilate, the execution of the scourging was due to castigate the Defendant for a crime not deserving death penalty: an autonomous minor punishment, rather than a punishment ancillary to the crucifixion. Upon insistence of the Jews, the Prefect will go to sit pro tribunali, aiming at changing his first, maybe too hasty, decision, thus letting the accusers get their point: the death of the Man.

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At the Borders of Religious Freedom: Proselytism between Law and Crime
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28.10.2018

Oct

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L’affermarsi del pluralismo religioso ha un duplice effetto: da un lato amplia il numero di opzioni religiose disponibili e praticabili, dall’altro innalza il livello di tensioni e conflittualità. Pur predicando la pace, talvolta le religioni generano guerre ed è spesso il fattore del proselitismo a scatenarle. Invero, le odierne campagne acquisti nel market religioso fomentano malcontento, eppure la libertà religiosa implica il diritto di espressione e di rendere manifesto il messaggio religioso, anche a scopo pubblicitario e persuasivo. La logica di mercato, con i nuovi mezzi di comunicazione e la libertà di critica, per molti versi investe la religione e apre le porte a nuove forme di religiosità. Il presente studio si prefigge di esaminare le principali criticità della libertà religiosa: l'esigenza di libertà espressiva e di tutela dall’invasività o offensività di forme di proselitismo, tentando d'individuare equilibrati confini tra le diverse "sacrosante" esigenze.

The raise of religious pluralism has a twofold effect, on one hand it widens the number of available and accessible religious options, and on the other it increases the level of tensions and conflicts. Even though religions preach peace, sometimes they provoke wars that are triggered by proselytism. Indeed, today recruitment campaigns in religious market fuel discontent, and yet freedom of religion implies the right to express and to profess a religious message, even for advertising or with a persuasive aim. Logic of the market, by new means of communication and freedom of criticism, influences under many aspect religion, and opens the doors to new forms of religiosity. The present study aims at examining the main critical issues of freedom of religion: the need of freedom of expression and the safeguard from invasiveness or offensiveness of proselytism. This will be achieved by trying to identify balanced boundaries among all ‘sacrosanct’ needs.

scritto da Geraci Rosa
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Epikeia e legge naturale in Francisco Suárez
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28.10.2018

Oct

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Il presente scritto vuole dar conto del fondamentale contributo offerto da Francisco Suárez, con il suo De Legibus ac Deo legislatore, nel tracciare i precisi confini concettuali ed operativi dell’epikeia. Al filosofo di Granada vanno, infatti, riconosciuti tre meriti: l’aver dato un inquadramento sistematico chiaro all’epikeia nell’ambito dell’interpretazione della legge; l’avere, attraverso un’attenta opera di chiarificazione concettuale, conferito all’epikeia dignità di autonomo istituto giuridico rispetto a figure ad essa affini con le quali altri studiosi prima di lui facilmente la confondevano; l’aver, infine, studiato con rigore metodologico il diverso operare dell’istituto rispetto al diritto umano e al diritto naturale. Quanto al diritto umano Suárez individua i tre casi generali in cui è possibile e lecito fare uso dell’epikeia. Il tema dell’applicazione dell’epikeia al diritto naturale, invece, riveste per il filosofo di Granata così grande importanza da farne oggetto di autonoma trattazione nel Capitolo XVI del Libro II dell’opera citata. La soluzione prospettata da Suárez in ordine ai rapporti tra epikeia e legge di natura, come si vedrà, si discosta da quelle elaborate dagli altri illustri autori che l’avevano preceduto, primo fra tutti Tommaso d’Aquino.

This paper is to account for the fundamental contribution offered by Francisco Suárez, with his De Legibus ac Deo legislatore, in tracing the clear conceptual and operative boundaries of epikeia. In fact, three merits must be recognized to the philosopher: given a clear systematic framing of the epikeia in the interpretation of the law; awarded to epikeia, through a careful work of conceptual clarification, dignity of an autonomous legal institute with respect to similar figures with which other scholars before him easily confused; studied with methodological rigor the different operation of the institute with respect to human law and natural law. In relation to human law, Suárez identifies the three general cases in which it is possible and lawful to make use of epikeia. The theme of the application of epikeia to natural law, however, is so important for the philosopher of Grenade to be object of an autonomous discussion in Chapter XVI of Book II of the work cited. The solution proposed by Suárez relating to the relationships between epikeia and natural law, as will be seen, is different from the ones proposed by other illustrious authors who preceded him, first of all Thomas Aquinas.

scritto da Caprara Leonardo
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La riduzione di una chiesa a uso profano non sordido alla luce della normativa canonica vigente e delle sfide della Chiesa di oggi
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28.10.2018

Oct

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Secondo la norma di c. 1222 (§1) se una chiesa non può essere usata in alcun modo per il culto divino e non c'è possibilità di ripararla, il vescovo diocesano può relegarla a usi profani ma non sordidi.
Inoltre, (§2), dove altre cause gravi suggeriscono che una chiesa non è più utilizzata per il culto divino, il vescovo diocesano, dopo aver ascoltato il consiglio presbiterale, può relegarlo a usi profani ma non sordidi, con il consenso di coloro che legittimamente rivendicare diritti per se stessi nella chiesa e a condizione che il bene delle anime non subisca alcun danno in tal modo. L'autore analizza il concetto di Chiesa nel diritto canonico e descrive quali sono le "cause gravi" per il Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica.

scritto da Malecha Paweł
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La prova dell’esclusione implicita del bonum fidei: note a margine di una sentenza coram Salvatori
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28.06.2018

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Affinchè sussista l’esclusione del bonum fidei si richiede un atto di volontà con cui un nubente rifiuti di consegnare all’altro il diritto esclusivo alla fedeltà. Per perpetrare l’esclusione è necessaria la presenza di un atto positivo di volotnà escludente che può essere anche implicito, rinvenibile nel complesso delle circostanze. Per dimostrare l’esclusione il giudice deve comprendere quale sia stata l’intenzione del contraente non soltanto sulla base delle confessioni dell’asserito simulante ma anche attraverso l’analisi delle circostanze da valutarsi con massima diligenza, al punto che queste possano essere considerate anche la prova fondamentale su cui poggiare la certezza morale da raggiungere.

scritto da Lobiati Paolo G.M.
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Soggettività umana e diritto al lavoro nella trasformazione digitale
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27.06.2018

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Il saggio intende proporre una riflessione critica sulla trasformazione digitale effettuata all’insegna di un rischioso sviluppo tecnocratico, e non di un vero progresso tecnologico. Ne è una conferma il modello di industria 4.0, nella misura in cui miri a sostituire le risorse umane con sistemi robotici, piuttosto che a fornire sussidio al lavoro dell’uomo. Di qui, l’importanza di resistere a una società automatizzata che comporti la crescente esautorazione dell’uomo, e di conferire centralità a un ‘diritto per princìpi’ che riaffermi le istanze di dignità e solidarietà a tutela della soggettività umana. Si tratta di una soggettività che non può essere resa fungibile da alcuna macchina, né limitata da un’arbitraria attribuzione di soggettività anche ad agenti artificiali, che restano comunque oggetti o entità cosali, e dei cui danni eventualmente compiuti sono unici responsabili gli esseri umani, essendo chiamati a riconoscere non i presunti diritti e doveri delle macchine, ma i loro stessi diritti e doveri fondamentali

scritto da Troncarelli Barbara
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